Stampa
Ho girato un po’ per Lugano a vedere i mercatini. Tante luci, tanti colori, tanti prodotti di ogni genere. Gente serena, sorridente che fa acquisti. Giovani che bevono, chiacchierano e si salutano. Turisti provenienti da ogni dove che scattano foto.
 Musiche orecchiabili che allietano l’atmosfera rendendola vagamente poetica. Su tutti sovrasta babbo natale, posto all’ingresso principale di un grande magazzino, che invita a entrare. Si sta vivendo quindi a Lugano, come in altre città, un anticipo delle feste che attira molta gente. Devo dire che tutto sommato si sperimenta una sensazione abbastanza piacevole. Vorrei, però, insieme a voi pormi una domanda: in tutto questo, cosa c’è del vero Natale? Faccio un altro esempio. Ho provato a digitare la parola Natale su youtube ed è uscito di tutto e di più tranne Gesù. A me pare che ci stiamo dimenticando del Festeggiato, che abbiamo perso il senso più autentico di questa ricorrenza. E non mi riferisco alla frenesia degli acquisti, alla quale bene o male siamo abituati, ma allo scadere del messaggio. Il messaggio straordinario di Dio che si fa uomo, sembra essere venuto totalmente meno. La nascita di Cristo non ha nulla a che fare con quello che vediamo intorno a noi. C’è davvero bisogno che riscopriamo non solo i valori più belli e più veri della nostra tradizione, ma che andiamo al cuore di questa esperienza che da circa duemila anni interpella l’umanità. Se davvero attorno a noi c’è di tutto e di più tranne Gesù, capovolgiamo la situazione. Diciamo almeno per qualche istante: «Via tutto, tranne Gesù! Gesù ci basti solo tu, perché sei tu il centro della nostra vita. Sei tu il senso più profondo di ogni cosa». Domandiamoci con serietà: «Che tipo di cristiano sono?». Chi dice: «Io sono un cristiano, ma non sono praticante», non rinuncia forse a vivere fino in fondo la propria fede? È come se dicesse: «Io sono sposato, ma non faccio mai l’amore», perché la relazione con Cristo, come quella di coppia, è un rapporto d’amore! Apriamo perciò la mente e il cuore all’ineffabile mistero di Dio. Egli è sceso dal cielo e si è fatto uno di noi. Attendiamo il Natale nel calore degli affetti familiari e riscopriamo l’intimità con Gesù. Facciamo il presepe, prepariamolo con cura e con amore. Sostiamo in silenzio e in preghiera, per chiedere al Signore di rimanere con noi e benedire la nostra famiglia. Partecipiamo alla messa della notte o a quella del giorno e apriamoci al Cristo che è presente in quel piccolo, povero pezzo di pane. Diceva una vecchietta: «Gesù è così buono che si fa mangiare proprio da tutti». Andiamo a ricevere l’eucaristia e scopriamo come, un po’ alla volta, Gesù prenda vita in noi. Quando arrivano le feste proviamo tutti una certa nostalgia di affetto, di tenerezza, di vero amore. È un bisogno iscritto nell’animo umano, perché siamo fatti per l’Infinito. Ed ora, finalmente, possiamo soddisfare questo bisogno, possiamo abbracciare l’Infinito, che si è fatto uno di noi. Diciamogli allora con tutto il cuore: «Gesù, ci basti solo tu!» Buon Natale!
 
Don Marco Dania