franchi_newsSe per una parte delle imprese l’imponente rivalutazione

della nostra moneta incide sulla redditivitàma non ha per il momento intaccato il volume delle ordinazioni, per altre ha prodotto una contrazione effettiva dell’attività. In questi casi, qualora non intervenga una ravvicinata e consistente inversione di tendenza in ambito valutario - peraltro difficilmente prospettabile -, andrà emergendo il pericolo di licenziamenti.

 A questa prospettiva si può generalmente ovviare facendo uso dello strumento del lavoro ridotto nell’ambito dell’assicurazione disoccupazione. È quanto si è fatto su larga scala durante la recente crisi economica, evitando massicce riduzioni di posti di lavoro.

 L’impiego di questo strumento viene oggi incomprensibilmente pregiudicato da un’interpretazione rigida della legge. L’autorizzazione del lavoro ridotto viene generalmente negata poiché le conseguenze delle variazioni valutarie sono attribuite al normale rischio aziendale.

 Per l’OCST la situazione odierna non può tuttavia essere ricondotta ad una normale fluttuazione del cambio. Costituisce al contrario una modifica radicale del contesto valutario ed economico che non può essere valutata secondo i criteri abituali.

 L’OCST si è perciò rivolta alla Segreteria di Stato dell’economia (SECO) chiedendo una urgente modifica della prassi in vigore così da includere le ricadute dell’eccessivo valore del franco tra i motivi che possono dare accesso alle prestazioni per lavoro ridotto.

 Qualora non giungano dal SECO segnali positivi, il Segretario cantonale dell’Organizzazione M. Robbiani riproporrà questa esigenza in occasione della prossima sessione delle Camere federali.