Fare retromarcia nella legge, avanzare nei sostegni.

Complice anche la nuova legge sull’assicurazione disoccupazione, in vigore da aprile 2011, la disoccupazione giovanile è in gran parte sommersa.

Il numero di giovani alla ricerca di lavoro è da due a tre volte superiore rispetto a quello degli iscritti in disoccupazione. In Ticino potrebbero essere circa 4000 i giovani che si trovano a cozzare contro  un mercato del lavoro reso ancora più ostile dalla libera circolazione. Occorrono perciò ulteriori misure di sostegno al collocamento e una auspicabile retromarcia nell’ambito della legge sull’assicurazione disoccupazione.

Più soli nell’affrontare la disoccupazione - Introduzione

Al di là di alcune schermaglie sulla portata della loro gravità - schermaglie recentemente venute a galla sulla stampa locale -, la disoccupazione e in particolare la disoccupazione giovanile sono motivo di giustificata e incontestabile inquietudine. La preoccupazione è oggi acuita dalla costatazione che, complice l’ultima revisione della legge sull’assicurazione disoccupazione (LADI), i giovani sono lasciati più soli nell’affrontare la disoccupazione proprio in un periodo nel quale incappano in un mercato del lavoro ulteriormente avverso. A due anni dall’entrata in vigore della nuova LADI, l’OCST ritiene perciò opportuno tratteggiare un primo bilancio sull’evoluzione più recente della disoccupazione giovanile e sulle ricadute della nuova legge. Questo esercizio è tanto più fondato nella nostra regione, dove la contraddizione tra il minore appoggio riservato ai giovani e la maggiore ostilità del mercato del lavoro è amplificata dalle pressioni occupazionali indotte dalla libera circolazione.

Un disimpegno insensato

La nuova LADI, entrata in vigore il 1. aprile 2011, ha penalizzato soprattutto i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro dopo una formazione scolastica (ivi compresa quella di livello accademico). Non solo è stata ridotta la durata del diritto alle indennità di disoccupazione (da 260 a 90 giorni) ma è anche stato introdotto un periodo di attesa di circa 6 mesi durante il quale il giovane non ha diritto a nessuna prestazione, nemmeno per principio alle misure che possono agevolare il collocamento (corsi di formazione, programmi occupazionali..). Solo interventi successivi hanno consentito di lasciare aperto l’accesso ad alcuni singoli provvedimenti (segnatamente: periodi di pratica professionale e inserimento in aziende di pratica commerciale).

Una disoccupazione sommersa

In relazione alla revisione della LADI era stato abbondantemente additato il pericolo (del resto facilmente intuibile) che i giovani, in considerazione del notevole peggioramento delle prestazioni, fossero disincentivati dall’iscriversi in disoccupazione. E’ probabile che questa supposizione, andandosi ad intrecciare con un periodo di lievitazione delle difficoltà occupazionali, abbia effettivamente concorso ad alimentare la consistente quota di disoccupazione giovanile sommersa, che è oggi riscontrabile. Ce lo rivelano i dati statistici elaborati secondo i criteri dell’OIL (Organizzazione internazionale del lavoro), che considerano tutte le persone alla ricerca di un impiego, risultando da questo profilo più indicativi rispetto alle cifre sulle persone iscritte ufficialmente in disoccupazione. Pur con la cautela del caso, da questa angolazione il numero di giovani disoccupati (considerando i giovani fino a 24 anni) supera in Ticino le 3.500 unità mentre coloro che sono iscritti si attestano attorno al migliaio (il relativo tasso di disoccupazione è di quasi il 20% con i criteri OIL mentre si attesta al 7% se riferito agli iscritti in disoccupazione). Il numero effettivo di giovani disoccupati è in ogni caso ancora più copioso poiché, anche al di là della soglia dei 24 anni, si riscontra un numero non irrilevante di giovani accademici in cerca di impiego come pure di giovani momentaneamente senza occupazione poiché il percorso di inserimento nel mondo del lavoro è oggi sovente contraddistinto da un succedersi di periodi di attività, di spezzoni formativi e di momenti di disoccupazione. Pur con una indispensabile prudenza, imposta dal riferimento a fonti e a criteri diversi di rilevamento, il numero di giovani colpiti dalla disoccupazione può perciò essere stimato di almeno 2/3 volte superiore a quello dei giovani ufficialmente iscritti in disoccupazione (cfr anche nota a piè di pagina)[1].

[1] Disoccupati iscritti

20-24 anni                                                                   25-29 anni

nro                   tasso                                                   nro                   tasso

____________________________________________________________________________________

aprile 2010                   898                  8.3%                                                    895                  5.3%

aprile 2011                   748                  6.9%                                                    825                  4.9%

aprile 2012                   731                  6.8%                                                    784                  4.6%

aprile 2013                   724                  7.3%                                                    890                  6.1%

 

Disoccupati (stat. OIL)

                                               15-24 anni

nro                   tasso

_____________________________________

2010                            2'100                11%

2011                            3'600                17.3%

2012                            3’600                18.1%

 

Uno scollamento dannoso

L’assicurazione disoccupazione ed i preziosi strumenti rivolti ai disoccupati faticano perciò a raggiungere capillarmente i giovani senza impiego. Ne sono evidentemente pregiudicate non solo la capacità di misurare con precisione l’evolversi della disoccupazione giovanile ma soprattutto la fornitura di strumenti e provvedimenti che li sostengano, potenziandone i requisiti di collocabilità e agevolandoli nella ricerca di un’occupazione. Ne soffre cioè la politica occupazionale in favore dei giovani. Viene in particolare limitata l’incidenza del prezioso impegno svolto dalla Sezione del lavoro, che segue da tempo con un’attenzione specifica la disoccupazione giovanile, e dall’Ufficio delle misure attive, che ha puntato in misura significativa sull’offerta di provvedimenti atti a sostenere chi è senza lavoro. La nuova LADI disattende purtroppo ad un compito tanto più decisivo poiché la fascia giovanile è costantemente segnata da difficoltà occupazionali. Come vigorosamente espresso dall’OCST, la traiettoria impressa all’assicurazione disoccupazione con la revisione entrata in vigore nel 2011 si rileva particolarmente miope e gravata da uno squalificante marchio di disattenzione verso i giovani.

Libera circolazione: una convalida indiretta

Che la disoccupazione giovanile si sia dilatata ben al di là di quanto rilevano le statistiche alle quali si fa abitualmente riferimento, non è motivo di stupore se si osservano i dati più recenti sull’evoluzione dei posti di lavoro e dell’occupazione in Ticino. Come già evidenziato in nostre precedenti prese di posizione (si veda in particolare il documento “Urge un modello efficace di regolazione del mercato del lavoro”, gennaio 2013) i posti di lavoro sono sì lievitati ma in misura inferiore all’aumento della manodopera estera [2]. Pur con la prudenza del caso nell’interpretare i dati disponibili, è difficilmente contestabile che i giovani, peraltro già sfavoriti dalla mancanza di esperienza, sono esposti ad una concorrenza andatasi accentuando e si vedono contrarre gli spazi e gli sbocchi occupazionali. La tendenza è del resto acuita dalla crescita, avvenuta negli ultimi anni, di nuove entrate dall’estero nel settore terziario, verso il quale è prevalentemente orientata la manodopera locale.

[2]  Addetti          I trim. 2010       174,7 (migliaia)             Frontalieri         I trim. 2010       46,2 (migliaia)

                        I trim. 2013       181,3                                                  I trim. 2013       56,5

                                               +   6,6                                                                        + 10,3

 

Una linea visibilmente miope

La tendenza appena menzionata mette in luce una palpabile contraddizione tra l’imponenza dell’investimento nel campo della formazione scolastica e professionale rispetto alla sua valorizzazione da parte del mondo delle aziende. Una fetta eccessiva di imprese tende infatti a ricercare e integrare profili immediatamente e totalmente produttivi, andandoli a reperire con inedita facilità anche all’estero, piuttosto che offrire occasioni di inserimento e di crescita, con il necessario periodo di accompagnamento, ai giovani. A questa tendenza si aggiunge la tentazione, nella quale cade un numero preoccupante di aziende, di fare capo a manodopera estera a scopi speculativi, potendo cioè imporre livelli retributivi più bassi. Questa linea comporta ricadute personali per i disoccupati e le loro famiglie come pure costi sociali rilevanti, che ricadono del resto (occorrerebbe che se ne ricordino) anche sulle aziende stesse. E’ perciò indispensabile che il mondo dell’economia sappia richiamare le imprese ad una visione di lungo termine innestata sulla formazione e l’inserimento di giovani leve che diventino i perni futuri del tessuto economico.

Assi di impegno e interventi

La costatazione dell’insufficiente sostegno accordato dalla legislazione vigente e di un mercato del lavoro che ha acuito gli ostacoli all’inserimento dei giovani esige una rinnovata politica occupazionale in favore di questa fascia di età. In questo ambito vengono qui additate alcune direzioni di impegno e alcuni possibili campi di intervento.

LADI e interventi suppletivi in ambito cantonale

La lacuna più stridente è ravvisabile nel disimpegno della LADI verso i giovani, in contraddizione con la sua primaria finalità di sostegno robusto a chi è senza lavoro. Occorre imperativamente riattivare interventi in ambito federale (già avviati nel 2010 e 2011 dall’OCST per il tramite del suo segretario cantonale in Consiglio nazionale) affinché venga possibilmente corretto l’irresponsabile arretramento avvenuto in occasione dell’ultima revisione della legge. Si dovrebbe puntare a far sì che i giovani possano almeno usufruire di tutte le misure del mercato del lavoro; questo obiettivo è tanto più giustificato e irrinunciabile nelle regioni maggiormente esposte alle ricadute della libera circolazione. In tale attesa si chiede che il Cantone supplisca alle carenze della legge federale convogliando sistematicamente i giovani verso le misure del mercato del lavoro a carattere formativo e coprendone i costi di partecipazione (si veda a questo proposito l’iniziativa presentata in Gran Consiglio da Gianni Guidicelli nel marzo 2011).

Campagna di informazione

E’ opportuno che i giovani, anche se sottoposti ad un periodo prolungato di attesa durante il quale non percepiscono indennità, si annuncino agli uffici regionali di collocamento (URC). Solo in questo modo consentono di cogliere la portata della disoccupazione giovanile e di incentivare le azioni volte al suo contenimento. La loro iscrizione apre loro la possibilità di accedere alle misure attive del mercato del lavoro oggi autorizzate, alle quali l’OCST auspica che possano aggiungersi tutte le altre misure (vedi punto precedente). Occorre perciò una campagna informativa che solleciti i giovani a non tenersi al margine del quadro della legge sull’assicurazione disoccupazione ma ad iscriversi agli URC. Si sollecita a questo proposito la collaborazione degli organi di informazione. Si chiede pure alle scuole interessate, su apposito richiamo del Dipartimento competente (DECS), a preavvisare in tal senso chi termina la formazione.

Pressione sulle aziende e libera circolazione

E’ indispensabile richiamare le aziende alla responsabilità di valorizzare il patrimonio dei giovani lavoratori, dai quali dipende il futuro della nostra economia. All’interno delle imprese l’OCST intende in particolare utilizzare il canale delle commissioni del personale, invitandole a fare pressione sulle ditte affinché prestino un’attenzione particolare all’inserimento di giovani. Viene inoltre rinnovata la sollecitazione ad attuare pressioni dall’esterno per il tramite di una sistematica verifica delle entrate di manodopera estera nei rami dove è più elevata la disoccupazione. Nel farlo, l’ispettorato del lavoro può fornire un prezioso contributo, sollecitando le aziende ad assumere prioritariamente manodopera locale. Questa pressione si colloca sull’asse dei provvedimenti volti a contenere le ricadute negative della libera circolazione. Si rimanda a quanto evidenziato e proposto dall’OCST nei più recenti documenti su questo tema (si veda in particolare: “Quale impatto e quali misure per preservare gli equilibri del mercato del lavoro?”, aprile 2012, e “Urge un modello efficace di regolazione del mercato del lavoro”, gennaio 2013).

Nuovi profili professionali

L’identificazione di profili richiesti dalle aziende ma non ancora contemplati dal sistema formativo deve indurre ad affinare i curricoli formativi nell’intento di ampliare le possibilità di collocamento dei giovani. Si consideri ad esempio il rilevante insediamento in Ticino di aziende che gestiscono i grandi marchi della moda internazionale. Diversamente da quanto avviene, devono potere costituire uno sbocco più cospicuo per lavoratori locali. Si invita in particolare la Divisione della formazione professionale ad intavolare un contatto con Ticinomoda per identificare i bisogni di queste aziende ed elaborare interventi che consentano di preparare professionalmente manodopera locale interessata ad operare in questo ramo.

Nella scuola

Nella scuola ticinese è in corso un consistente ricambio generazionale. Attraverso formule flessibili è opportuno cogliere questa opportunità occupazionale, aumentando gli innesti di giovani accademici. Si chiede al Dipartimento (DECS) di dare forma ad un piano che consenta di anticipare l’inserimento di giovani accademici.

Una responsabilità che interpella - Conclusione

La disoccupazione giovanile interpella la collettività intera. Proprio perché il Ticino ha mantenuto una traiettoria di crescita dei posti di lavoro, possiede spazi e potenzialità favorevoli ad un più significativo assorbimento di giovani senza impiego. Ad essere carente è però la percezione della responsabilità verso il territorio di insediamento, che ricade su ogni attore economico. Nella convinzione che la lotta contro la disoccupazione è un obiettivo che misura il grado di civiltà della nostra collettività, l’OCST auspica che il tema della disoccupazione giovanile sia oggetto di aggiornato approfondimento, di elaborazione di ulteriori  provvedimenti volti alla sua contrazione e di una precisa assunzione di responsabilità ad opera delle imprese e dell’economia in generale.