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Si è tenuta nella serata di giovedì una nuova audizione tra i sindacati e il Governo italiano con all’ordine del giorno la revisione dell’Accordo sulla tassazione dei lavoratori frontalieri. Ne sono emerse alcune novità che riteniamo fondamentali.

Il primo grande risultato conseguito è stata la definitiva conferma della clausola di salvaguardia per gli attuali frontalieri che pertanto non subiranno alcun aggravio d’imposta fino alla pensione anche in caso di cambiamento del posto di lavoro.

I nuovi frontalieri che entreranno nel mercato del lavoro svizzero dopo la ratifica dell’Accordo avranno invece un trattamento fiscale concorrenziale tra Italia e Svizzera sulla falsariga di quanto già oggi previsto per i frontalieri che non vivono in fascia di frontiera.

Si è tuttavia riusciti ad ottenere la garanzia che per questi lavoratori (sia i frontalieri futuri, sia gli attuali frontalieri fuori fascia) verrà prevista un’importante no-tax area di 10'000 €, un notevole miglioramento rispetto all’attuale franchigia di 7'500 €. A breve verranno inoltre discusse ulteriori misure potenzialmente migliorative.

È stata inoltre richiesta una seconda clausola di salvaguardia per i frontalieri che hanno perso il lavoro nel 2019 o nel 2020 i quali – se confermata – potranno rientrare nel mercato del lavoro svizzero con il vecchio regime fiscale.

Si tratta di risultati molto importanti, frutto di un lavoro durato anni. Ricordiamo che la prima versione dell’Accordo fiscale negoziato dai Governi nazionali di Italia e Svizzera nel 2015 avrebbe previsto la tassazione piena dei redditi da lavoro secondo le aliquote italiane per tutti i frontalieri (presenti e futuri) con il solo riconoscimento della franchigia di 7'500 €. La partita non si è ancora conclusa.

I tempi per l’entrata in vigore del nuovo Accordo restano quelli già comunicati in precedenza: si ipotizza che la firma ufficiale dei Governi possa avvenire entro fine anno (o al massimo a gennaio del 2021) con entrata in vigore effettiva dal 1° gennaio 2023.