Il tema della cosiddetta «tassa sulla salute» per i vecchi frontalieri resta aperto e fonte di grande preoccupazione.

Lo scorso 22 luglio, Regione Lombardia ha incontrato i rappresentanti sindacali di CGIL, CISL e UIL per discutere del decreto attuativo previsto dalla legge di bilancio italiana. 
Durante il confronto, Regione Lombardia ha comunicato che è in fase di definizione il decreto attuativo per l’applicazione della norma. La Regione ha anche affermato che verrà applicata la tariffa minima, ovvero il 3%.
I sindacati italiani, in linea con quanto da sempre espresso dai sindacati svizzeri, hanno confermato la propria contrarietà all’introduzione di questa tassa in quanto si tratterebbe di una doppia imposizione del reddito, pertanto in contrasto agli accordi bilaterali. Hanno inoltre richiesto la trasformazione dell’imposta in un contributo volontario, al fine di superare i dubbi di incostituzionalità. La Regione ha confermato, al contrario, la volontà di procedere nella forma impositiva e tuttavia ha aperto alla possibilità di utilizzare il 30% del gettito per finanziare la costituzione di un welfare di frontiera.
A complicare il quadro, resta irrisolta la questione pratica dell’applicazione: non esiste infatti alcuno scambio di dati tra Italia e Svizzera che permetta di identificare i frontalieri interessati, e l’ipotesi più probabile resta quella di un sistema di autocertificazione.
Un ulteriore sviluppo è giunto il 31 luglio: i Presidenti di Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e della Provincia autonoma di Bolzano hanno accolto la raccomandazione del Governo di avviare i necessari approfondimenti tecnici per individuare modalità e strumenti utili a reperire le informazioni indispensabili all’effettiva implementazione della tassa.
Si tratta di un passaggio formale ma significativo, che conferma la volontà di proseguire sul cammino dell’applicazione, pur in un contesto ancora segnato da molte incertezze.
La posizione del nostro sindacato resta netta e immutata.
OCST respinge questa tassa perché:
- è iniqua, visto che i frontalieri già contribuiscono al sistema pubblico italiano tramite i ristorni fiscali (pari al 40% di quanto versato in Svizzera);
- è ingiustificata, in contraddizione con quanto dichiarato dallo stesso Ministero della Salute nel 2016, che aveva escluso l’esigenza di contributi supplementari;
- è problematica sul piano legale, poiché sembra violare il nuovo Accordo fiscale sui frontalieri entrato in vigore nel 2023, che stabilisce la Svizzera come unica autorità fiscale competente.
La proposta di destinare parte del gettito a un welfare di confine non modifica la sostanza della questione: questa tassa rimane per noi una misura sbagliata, ingiusta e inaccettabile.
Il fronte sindacale resta unito e deciso a dare voce ai lavoratori.
Per questo motivo, i sindacati svizzeri e italiani si riuniranno il 5 settembre per stabilire un calendario di assemblee pubbliche nei territori di confine, così da poter discutere apertamente con i lavoratori su quali possano essere le possibili azioni da intraprendere. A breve ne daremo annuncio tramite i nostri consueti canali informativi.

Andrea Puglia