Il percorso dei frontalieri continua a essere segnato da numerose incertezze. 
Il CSIR Ticino Lombardia Piemonte, che raggruppa le organizzazioni sindacali dei lavoratori frontalieri (OCST, SYNA, USS, CGIL, CISL e UIL) ha realizzato cinque assemblee pubbliche nei Comuni di confine italiani, al fine di informare i lavoratori e raccogliere le loro istanze.

Al centro del dibattito vi è innanzitutto la cosiddetta «tassa sulla salute» per i vecchi frontalieri, ma non solo. Il sindacato ha denunciato anche gravi ritardi nell’introduzione della nuova NASPI prevista per i frontalieri (articolo 7 della Legge 83/2023) e la mancata convocazione del tavolo sindacale interministeriale (articolo 13 della stessa legge) che avrebbe dovuto assumere un ruolo centrale nel coordinamento delle politiche transfrontaliere.

Tassa sulla salute: doppia imposizione e mancanza di attuazione
La tassa sulla salute, introdotta nella legge di bilancio, prevede che i frontalieri della generazione precedente siano soggetti a un contributo variabile tra il 3% e il 6% del proprio reddito, deciso dalle Regioni, con un tetto minimo di 30 Euro mensili e un tetto massimo di 200 Euro al mese.
Il Governo e la Regione Lombardia hanno dichiarato che intendono procedere con l’adozione del decreto attuativo. Tuttavia, i sindacati italiani e svizzeri hanno ribadito con fermezza la loro contrarietà. Sosteniamo che questa norma sia incostituzionale in quanto viola l’articolo 9 dell’Accordo italo-svizzero sulla tassazione dei frontalieri e che, oltre a ciò, risulta praticamente inapplicabile. La Svizzera, infatti, non trasmette i dati reddituali relativi ai «vecchi frontalieri» e ciò costringe a ipotizzare un meccanismo di autocertificazione online da parte dei lavoratori, soluzione che definiremmo fragile e inadeguata.

Inadempimenti normativi: NASPI e tavolo interministeriale
Accanto a questa emergenza normativa, rileviamo altri due aspetti critici che penalizzano i frontalieri. La Legge 83/2023 prevedeva l’introduzione di una nuova NASPI dedicata ai lavoratori frontalieri, ma ad oggi non vi è alcuna traccia di attuazione concreta. Allo stesso modo, la legge stabiliva la convocazione di un tavolo sindacale interministeriale, indispensabile per discutere le questioni più delicate del lavoro oltre confine, convocazione che non è mai stata realizzata. Queste due omissioni non possono essere ignorate: manifestano un chiaro disallineamento tra dichiarazioni e prassi.

L’azione sindacale: ricorso, pressione e mobilitazione
Il sindacato non rimane inerte. Una volta che sarà pubblicato il decreto attuativo della tassa sulla salute – momento che costituisce la soglia legale per avviare il ricorso – le organizzazioni sindacali italiane presenteranno azione legale contro la norma. Nel frattempo, intensifichiamo la pressione politica e istituzionale affinché il Governo riveda la misura e corregga le distorsioni che ormai risultano evidenti.
Sul fronte svizzero, i sindacati hanno ottenuto conferma che la Svizzera non trasmetterà i dati dei vecchi frontalieri e hanno chiesto al Governo federale di intervenire per denunciare la violazione dell’accordo bilaterale. Il Governo elvetico ha risposto che valuterà l’azione solo dopo la pubblicazione del decreto attuativo.

Prossime tappe e impegno continuativo
Il CSIR e tutte le sigle sindacali confermano il loro impegno costante: non solo nelle assemblee, ma anche in tutti gli ambiti istituzionali e legislativi. L’obiettivo è chiarire ai lavoratori frontalieri la reale portata di queste misure, gli scenari che si aprono e le azioni concrete che intendiamo intraprendere insieme.