Il terziario impiegatizio è tradizionalmente la professione di sbocco più frequente per le lavoratrici e i lavoratori residenti. È un ambito nel quale in passato condizioni di lavoro e salari sono stati interessanti e adeguati a sostenere il costo della vita nel nostro cantone che, come ha anche confermato un recente studio di un importante istituto bancario, non è certo il più basso della Svizzera.

Negli ultimi anni tuttavia abbiamo assistito ad un costante deterioramento dei salari in tutte le multiformi aree di impegno delle impiegate e degli impiegati e, parallelamente, ad un aumento costante del numero di lavoratrici e lavoratori frontalieri che occupano posizioni in questo ambito. Questa tendenza non è certo arretrata nell’era Covid, come dimostrano recenti dati della Seco e degli Uffici di statistica.
L’OCST ha in numerose occasioni denunciato come la discriminazione salariale subita dalle lavoratrici e dai lavoratori frontalieri, un unicum ticinese, non faccia che trascinare verso il basso anche i salari dei residenti. Queste denunce da parte di OCST hanno portato in molti casi il Consiglio di Stato ad introdurre dei contratti normali di lavoro (CNL, in Ticino ad oggi sono 23, record assoluto in Svizzera), i quali hanno lo scopo di arginare il dumping salariale e permettere ai partner sociali di sedersi ad un tavolo e trattare in merito all’introduzione di un Contratto collettivo di lavoro (CCL) di categoria. Se per quel che concerne i salari minimi l’effetto è stato concreto e con dei minimi salariali vincolanti per tutte le aziende, per contro purtroppo non ci sono state le condizioni per discutere dei CCL che potessero salvaguardare tutti i dipendenti di questi settori professionali,
Soluzione a questo problema non può che essere l’istituzione di un contratto collettivo di categoria, decretato di obbligatorietà generale, che imponga dei salari minimi, e che, in questo modo, riporti su un terreno di equità le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori, ma anche di concorrenza leale tra le imprese.
L’OCST ha quindi proposto due soluzioni differenziate che possono essere adeguate al variegato panorama impiegatizio ticinese. La prima, per coloro che operano in settori già provvisti di CCL, di completare il contratto collettivo includendo anche condizioni specifiche per le impiegate e gli impiegati. La seconda, laddove non esista un CCL, di sedersi ad un tavolo per discutere di come porre regole del gioco condivise che valorizzino una professione che rischia oggi di essere fra le più bistrattate del panorama del mercato del lavoro. Le analisi condotte sul settore evidenziano infatti l’esistenza di dumping salariale che necessita un correttivo.
L’OCST chiede quindi alle associazioni dei datori di lavoro di accettare di partecipare ad una discussione costruttiva orientata a valorizzare il personale in termini di competenze e non solo come un costo e a coinvolgere il sindacato come rappresentante delle esigenze poste dal personale. Desidereremmo cioè che le dichiarazioni di disponibilità al confronto sociale, all’apertura, alla contrattazione collettiva, smettessero di essere vuote dichiarazioni per riempirsi di contenuti concreti.

C. Isabella, P. Coppi, N. Jovanovic, X. Daniel


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