La riforma della Legge assicurazione disoccupazione (LADI) entrata in vigore nel 2011 mirava a risanarla dal punto di vista finanziario. A che punto è la situazione dopo quindici anni?
La riforma della Legge assicurazione disoccupazione votata dal popolo il 26 settembre del 2010 ed entrata in vigore nell’aprile dell’anno seguente si era resa necessaria per uno squilibrio delle entrate rispetto alle uscite che aveva portato all’accumulo di un ingente debito di circa 7 miliardi di franchi.
L’OCST si era fin da subito opposta a questa riforma che prevedeva un aumento delle trattenute salariali e, contemporaneamente, una riduzione delle prestazioni, ritenendo quest’ultima non necessaria e troppo penalizzante.
In effetti era proprio così, tant’è che già alla fine del 2019 gli utili conseguiti dall’assicurazione avevano permesso di annullare il debito con la Confederazione. Da allora il fondo ha visto crescere il suo capitale proprio fino a raggiungere, dopo cinque anni alla fine del 2024, più di 8 miliardi di franchi. Una cifra davvero notevole. Questo risultato riflette la risposta dell’assicurazione in condizioni normali. Infatti la richiesta straordinaria di intervento da parte dell’assicurazione disoccupazione in occasione della pandemia è stata affrontata grazie al versamento di più di 15 miliardi di franchi (complessivamente nel 2020, 2021 e 2022) dalla Confederazione.
La riforma del 2011 aveva previsto una riduzione di prestazioni che ha colpito in particolare gli assicurati giovani. Era stato dimezzato il numero massimo di indennità che i giovani sotto i 25 anni senza figli potevano percepire; era stato posto l’obbligo, per i giovani sotto i 30 anni, di accettare qualunque impiego anche non attinente alla propria formazione ed era stato allungato il periodo di attesa prima di ricevere delle indennità alla fine della formazione.
La storia di una parte dei disoccupati è registrata grazie al loro passaggio nelle maglie degli uffici regionali di collocamento, ma ce ne sono molti altri che, non avendo diritto alle indennità di disoccupazione, rinunciano all’iscrizione. Tra questi molti giovani che, proprio a causa della riforma entrata in vigore nel 2011, hanno un accesso ridotto alle indennità.
I dati statistici mettono in evidenza questo aspetto. La disoccupazione calcolata ai sensi dell’ILO (Organizzazione internazionale del lavoro, vedi glossario alla pagina seguente) indica che il tasso di disoccupazione alla fine del 2025 in Svizzera era pari al 4,8%, mentre quello dei giovani arrivava all’8,8%. Al contrario, il tasso di iscritti agli Uffici regionali di collocamento (URC), che sono solo una parte dei disoccupati, nello stesso periodo era del 3,1%. In questo caso anche tra i giovani il tasso degli iscritti era pari al 3,1%. Questo significa che se in media il 35,4% dei disoccupati rinuncia ad iscriversi agli Uffici regionali di collocamento, questo dato è molto più alto tra i giovani: nel 2025 il 64,7% dei giovani disoccupati non si è iscritto agli URC (vedi grafico).
Ogni anno circa 25’000 persone arrivano alla fine del diritto alle indennità di disoccupazione senza aver ancora trovato un’occupazione, si tratta circa del 16% degli iscritti. Privati del sostegno dell’assicurazione, devono far capo ad altre risorse, come l’assistenza. Nel primo anno dopo la fine del diritto, la metà di queste persone non trova un’occupazione. Dopo cinque anni, un terzo di queste persone non ha ancora trovato lavoro e, per coloro che lo trovano, spesso la situazione non è stabile né soddisfacente: impieghi su chiamata, a tempo determinato e con salari bassi. In sostanza, pur di non dipendere dall’assistenza, in molti accettano condizioni non adeguate e questo ha delle ripercussioni sulle loro possibilità future di accedere a un posto di lavoro che risponda alle proprie esigenze in termini di qualità, sicurezza e stabilità.
Se il reperimento di un’occupazione meno stabile e peggio retribuita ha delle conseguenze negative per i lavoratori anziani, queste sono ancora peggiori per i giovani perché queste esperienze avranno delle ripercussioni su tutta la loro carriera lavorativa.
Ci sono molti ambiti in cui le prestazioni della LADI sono al minimo e migliorarle aumenterebbe le possibilità di trovare un impiego per chi è disoccupato. Un esempio concreto ci viene fornito a proposito delle «quote globali» alla pagina 32 di questa edizione dai colleghi della Cassa disoccupazione. Altri sono stati affrontati in Parlamento, come vediamo di seguito. Dato che le risorse ci sono, non resta che farne uso.
PROPOSTE dell’OCST AL PARLAMENTO NAZIONALE
Giorgio Fonio, consigliere nazionale e segretario regionale dell’OCST, tramite tre atti parlamentari, ha sollevato alcune questioni.
Un sostegno a chi rientra nel mondo del lavoro dopo un lungo periodo
Il Consiglio nazionale, nella sessione straordinaria di fine aprile, ha approvato una sua mozione per l’avvio del nuovo programma «Supported Re-Entry» che favorisce il rientro delle persone che desiderano riprendere l’attività professionale dopo un lungo periodo di assenza.
Il programma, che sarà finanziato dall’assicurazione disoccupazione, prevede un coaching sull’arco di alcuni mesi costruito sulla base delle esigenze della persona alla ricerca di un impiego.
«Fino al 15% delle donne smette di lavorare al rientro dalla maternità anche se non vorrebbe. Queste persone desiderano riprendere un’attività professionale, ma si scontrano con vari ostacoli. È una perdita sia per loro che per l’economia, che ha sempre più bisogno di manodopera», ha detto Fonio.
Lo strano caso dell’invalido disoccupato
Si è inoltre chinato su un’importante questione che affligge i disoccupati cui durante la disoccupazione viene riconosciuto un grado di invalidità inferiore al 40%. A coloro ai quali viene riconosciuto un grado di invalidità inferiore al 40%, l’assicurazione invalidità non versa nessuna rendita. Tuttavia viene loro decurtato, proporzionalmente al grado di invalidità, l’ammontare delle indennità di disoccupazione. Riceveranno cioè meno dall’assicurazione disoccupazione, ma non riceveranno nessuna rendita di invalidità.
«È chiaro che bisogna risolvere il problema che affligge queste persone, perché con una tale riduzione di reddito rischiano concretamente di non riuscire ad arrivare alla fine del mese. E questo senza nessuna colpa, ma per una sfortunata concomitanza». Per questo depositerà una mozione durante la sessione estiva delle Camere federali.
Un sostegno ai giovani diplomati o laureati
Come detto, la riforma della LADI del 2011 aveva penalizzato i giovani neodiplomati o neolaureati. Per loro, tramite una mozione, si chiede la riduzione del periodo di attesa da 120 a 15 giorni prima di percepire le indennità e l’aumento del numero di indennità giornaliere da 90 a 260 per le persone che sono state esonerate dal periodo di contribuzione.
