Abbonamento

Il Lavoro, periodico dell'OCST, da decenni è un punto di riferimento per le informazioni sui contratti, le nuove normative, la previdenza, il mondo del lavoro, la formazione.

Informazioni abbonamento "Il lavoro">>

Formulario abbonamento>>

Get it on Google Play

Get it on AppStore

 

2020

Il Lavoro n.1 del 6 febbraio 2020 Il Lavoro n.2 del 27 febbraio 2020
Il Lavoro n.3 del 12 marzo 2020 Il Lavoro n.4 del 28 maggio 2020
Il Lavoro n.5 del 18 giugno 2020 Il Lavoro n.6 del 9 luglio 2020

Prima pagina

 Bruttissima sorpresa per una ventina di dipendenti della ditta Imel Energy SA con sede a Riazzino.

Nel pomeriggio del 31 gennaio i dipendenti sono stati convocati ed è stata loro consegnata a mano (forse per guadagnare un mese sul termine di licenziamento?!) la lettera di disdetta del rapporto di lavoro.

La vicenda era iniziata in data 28 dicembre 2011 con la comunicazione a tutto il personale circa un «progetto di licenziamento collettivo» ai sensi dell’art. 335f.

A quel punto, la ditta aveva coinvolto unicamente l’ufficio del lavoro. Venuti a conoscenza della situazione, i rappresentanti sindacali hanno dapprima organizzato una riunione con i dipendenti, ed in seguito, su loro mandato, incontrato la direzione, al fine di cercare delle alternative a questo drastico provvedimento.

Nel corso di un incontro, tenutosi fra la direzione, una rappresentanza del personale e i sindacati, si erano poste le basi per una proficua collaborazione.

Inaspettatamente abbiamo appreso la ditta stava distribuendo, a nostra insaputa, le lettere di licenziamento.

Deprechiamo questo atteggiamento, che denota senz’altro una mancanza di rispetto per i lavoratori e i loro rappresentanti, mentre esprimiamo alle maestranze tutta la nostra solidarietà, assicurando loro il nostro appoggio per la ricerca di soluzioni sia collettive che individuali.

Leonardo Matasci

 

Troppi conflitti e scarsa volontà di dialogare da parte dei responsabili all’Organizzazione Sociopsichiatrica Cantonale. Ed emergono lacune nella gestione del personale.

All’OSC di Mendrisio serve proprio una cura! Inizialmente pensavamo si trattasse solo di alcuni singoli casi, pochi collaboratori che lamentavano una crescente insoddisfazione per il proprio lavoro. Succede a volte, mica tutti possono vivere le stesse soddisfazioni nel medesimo ambito lavorativo. Poi, con il passare del tempo, abbiamo dovuto rilevare, con stupore, che i problemi non sono individuali bensì comuni a diversi impiegati della stessa struttura.

 Oggi, più che mai, si avverte una forte necessità di orientamento e formazione continui.

Questo bisogno ha una stretta connessione con le sfide imposte dal cambiamento della società e dell’economia nella direzione di una dinamicità e precarizzazione sempre più spinte nel mondo del lavoro. La formazione è del resto lo strumento più efficace per garantire la parità di opportunità tra le persone. È quindi essenziale che venga pienamente riconosciuto il diritto della persona ad apprendere su tutto l’arco della propria vita, secondo le proprie aspettative, cogliendo le occasioni che si presentano nelle diverse transizioni lavorative ed esperienziali.

 Il contratto normale di lavoro per gli operatori dei call centers ha subìto una modifica di particolare rilievo, pubblicata sul Foglio ufficiale n. 102 del 2011.

Dal primo gennaio infatti risulta applicabile a tutti i call centers. Anche i call centers «inhouse», che non vi erano finora assoggettati, dovranno rispettare le condizioni minime previste dal contratto normale.

Dal profilo retributivo, il contratto prevede, per operatori «outbound» e «inbound», un salario minimo di Fr. 16,95 durante il periodo di prova (3 mesi) e di Fr. 19,50 successivamente.

Nel caso di modalità retributiva oraria, al salario di base vanno aggiunte le indennità seguenti: 8,33 per cento per 4 settimane di vacanza, rispettivamente 10,64 per 5 settimane, e 3,6 per cento per 9 giorni festivi.

 

Edilizia Esistono due modi di fare impresa: il primo, sempre meno di moda, è concentrato su una concorrenza leale, su prezzi di offerta equilibrati e con margini di guadagno adeguati, su investimenti aziendali costanti, su una qualità del lavoro di standard elevato, su una corretta remunerazione dei lavoratori, su un progressivo miglioramento delle condizioni di lavoro e su un costante controllo della realtà e delle disfunzioni sui cantieri.

Un modo di fare impresa che può esistere unicamente se il mercato edile ed i partner contrattuali dimostrano nei fatti «di condividere la rotta». Il secondo, molto attraente per gli speculatori, è rivolto all’affannosa ricerca della riduzione dei costi, al peggioramento delle condizioni di lavoro, allo sfruttamento della manodopera, allo smantellamento del contratto collettivo di lavoro e alla sfrenata rincorsa verso il facile ed immediato guadagno da parte di chi fa dell’etica professionale un optional.