Grande partecipazione alla manifestazione dell’edilizia di lunedì 15 ottobre a Bellinzona. Oltre 3’000 lavoratori del settore hanno iniziato ad accorrere all’Espocentro a partire dalle 09.00 del mattino con grande determinazione e voglia di far vedere al padronato le loro intenzioni a non piegarsi alle richieste.
 Alle 11.00 ha poi avuto luogo l’assemblea dei lavoratori che terminati i discorsi dei vari responsabili, tra cui Paolo Locatelli e Giorgio Fonio per OCST, ha votato all’unanimità la risoluzione. Dopo il pranzo, è iniziato il corteo che dapprima ha visto un primo stop davanti al Parlamento per consegnare la lettera ai parlamentari ticinesi. È poi ripartito alla volta della sede della SSIC-TI dove è stata portata la risoluzione votata al mattino.
«La speranza è quella che con questa dimostrazione la SSIC torni sui suoi passi. Nulla è ancora definito, abbiamo ancora una tornata di trattative nonostante nelle 17 precedenti non sia stato deciso nulla. Il vuoto contrattuale che verrebbe a crearsi non giova a nessuno, neanche alle imprese stesse. È dunque fondamentale sederci al tavolo e trovare una soluzione» afferma Paolo Locatelli, vice segretario cantonale OCST e responsabile edilizia e affini.
 
La risoluzione

I lavoratori edili del Canton Ticino, riunitisi lunedì 15 ottobre in assemblea generale a Bellinzona, prendono atto

  • dell’aggressivo atteggiamento della SSIC al tavolo delle trattative nazionali, il cui pacchetto rivendicativo volto a stravolgere il Contratto nazionale mantello dell’edilizia principale con proposte volte alla massima flessibilità (oraria, salariale) è considerato provocatorio e irresponsabile;
  • dei modi autoritari sviluppati durante la trattativa, ancorata oggi ad una proposta padronale vincolante che subordina soluzioni sul prepensionamento edile e sugli aumenti salariali all’accettazione dei peggioramenti contrattuali;
  • dello sviluppo di forme repressive sui cantieri, in modo particolare oltre Gottardo ma non solo, dove ai lavoratori sono negati i più elementari diritti all’informazione e alla sindacalizzazione;
  • della situazione drammatica che si evolve sui cantieri giorno dopo giorno, dove guerra dei prezzi e termini di consegna impossibili hanno generato un’esplosione dei ritmi di lavoro senza precedenti;
  • che dal 1. gennaio 2019 l’intero settore edile entrerà in una situazione di vuoto contrattuale.

Considerano necessario

  • contestare con forza l’attitudine padronale al tavolo delle trattative, se necessario utilizzando in futuro forme diverse di pressione;
  • pretendere che le trattative possano, a partire dalla prossima tornata di trattativa prevista il 09.11.2018, svilupparsi sulla base di presupposti costruttivi e non di diktat padronali;
  • esigere dal nuovo contratto un rafforzamento della protezione della salute e dei diritti dei lavoratori così come l’introduzione di misure contro il dumping salariale;
  • stigmatizzare il comportamento di alcuni impresari costruttori ticinesi che, con sistemi deplorevoli, hanno tentato di impedire ai lavoratori di manifestare per la propria dignità, per il contratto dell’edilizia e per il futuro del settore.

L’assemblea conferisce un chiaro mandato alle organizzazioni sindacali OCST e UNIA affinché sia tutelata fino in fondo la dignità dei lavoratori e siano messe in campo tutte le iniziative necessarie volte alla difesa e al rafforzamento dei disposti contrattuali,, continuando a denunciare puntualmente tutti gli ulteriori abusi sui cantieri.

 

Ai membri del Gran Consiglio ticinese: lettera aperta dei manifestanti

 
I lavoratori edili del Canton Ticino, riunitisi oggi in assemblea generale a Bellinzona, si sono espressi in modo chiaro circa l’attualità delle trattative nazionali legate al Contratto Nazionale mantello dell’Edilizia.
Stigmatizzando l’aggressivo atteggiamento della Società Svizzera Impresari costruttori, esprimono tutta la loro rabbia e la loro preoccupazione per proposte padronali che considerano inaccettabili e che trasformerebbero, con aumenti di flessibilità oraria e salariale un intero settore nel caos generalizzato, penalizzando oltre ai lavoratori anche le imprese edili radicate sul territorio cantonale.
Considerano necessario richiamare le forze politiche del Cantone a moltiplicare gli sforzi affinché il mercato del lavoro nella regione possa svilupparsi in modo sano e leale e chiedono:
• che tutti i disposti legali cantonali riguardanti il mercato del lavoro attualmente in vigore siano rivisti in modo radicale permettendo azioni incisive e rapide;
• che gli organi di controllo e di verifica cantonali siano rafforzati per permettere l’azione in tempo reale, affinché siano premiate le imprese rispettose del quadro legale e contrattuale, della concorrenza e soprattutto dei lavoratori;
• un maggiore senso di responsabilità da parte dei committenti pubblici che devono premiare, nelle aggiudicazioni, il migliore e non il minore prezzo e termini di consegna ragionevoli e rispettosi dei contratti di lavoro in vigore;
• che si sviluppi in modo chiaro la lotta al dumping, non solo salariale, attraverso chiari indirizzi politici e fatti concreti;
• che siano rafforzati gli organi giudiziari cantonali permettendo di agire con rapidità e cognizione di causa, segnatamente che sia costituita una sezione del lavoro presso il Ministero Pubblico;
• che si prenda atto delle situazioni che si sviluppano attorno a importanti settori professionali, dove spinte padronali sviluppano forme di flessibilità che, oltre a modificare il tessuto sociale del paese, rendendo pressoché impossibili eventuali forme di controllo e sdoganano forme di dumping;
Sottolineando per concludere che le lavoratrici e i lavoratori lavorano per vivere e non vivono per lavorare, aspetto questo non scontato e spesso banalizzato con argomentazioni riguardanti la modernità, la globalizzazione e la necessità di essere disponibili 24 ore su 24, 7 giorni su 7.