Lavoravano nel grande cantiere del PostParc di Berna, a poco meno di 500 metri da Palazzo Federale. Erano impiegati nel posare lastre di vetro sulle pareti dell’edificio. Le ore di lavoro nemmeno si contavano: quando si andava leggeri, il tempo di lavoro settimanale superava abbondantemente le 50 ore. 
Capitava anche che le settimane durassero 12 giorni consecutivi (sabato e domenica compresi). Tutti operai che dall’hinterland milanese raggiungevano la lontana capitale svizzera per guadagnarsi il pane. A giustificare questo sforzo, si fa per dire, i lavoratori si accontentavano di percepire dai 7 sino agli 11 euro all’ora. Secondo i vigenti minimi salariali avrebbero avuto diritto ad un salario più alto del 30-45%.
Era la fine dell’anno 2015 (vedi «il Lavoro del 17 dicembre 2015) ed il nostro sindacato accompagnava una decina di lavoratori della ditta Emme Suisse di Sorengo a denunciare i fatti alla magistratura. Pochi giorni dopo il titolare della medesima è stato arrestato e trattenuto in carcerazione preventiva per poco più di 4 mesi. Rilasciato principalmente per aver riconosciuto le proprie responsabilità e aver depositato una cauzione di poco meno di fr. 200’000.
In questi giorni è stato celebrato dinnanzi alla Corte delle Assise correzionali di Lugano il processo con la formula del rito abbreviato.
Il titolare dell’impresa, che ha riconosciuto sia l’accusa che la pena, è stato condannato a 22 mesi di prigione sospesi condizionalmente per un periodo di prova di 2 anni. I reati riconosciuti sono quelli di usura qualificata commessa per mestiere sfruttando lo stato di bisogno di almeno 19 lavoratori e falsità in documenti. I lavoratori, già nelle prossime settimane, possono contare su un risarcimento del danno economico subito. Giustizia è stata fatta.
 
Cosa ci insegna questa triste vicenda di malaedilizia?
Innanzitutto che i contratti collettivi di lavoro (CCL) sono lo strumento principale per combattare il dumping salariale contrattuale.
In seconda battuta che i lavoratori sfruttati sanno denunciare al sindacato, a costo di perdere anche il proprio posto di lavoro e relativo guadagno, queste situazioni di abuso. Ciò si rende possibile grazie al rapporto di fiducia che i sindacalisti riescono ad instaurare con i lavoratori.
Questa storia ci suggerisce anche che il modo di fare impresa nel disprezzo della dignità dei lavoratori non si ferma al portale Sud del San Gottardo. Una piccola ditta di Meda è riuscita infatti a colpire il cuore della Confederazione.
OCST ribadisce che il mercato del lavoro ticinese continua ad essere sotto pressione e la parte sana dell’imprenditoria cerca di resistere a questo crescendo di concorrenza sleale.
OCST auspica infine che l’esito di questa spregevole iniziativa edile possa fungere da deterrente.
 
Marco Rocca, sindacalista OCST