Vi era timore un anno fa, quando il Gruppo Ariston decise di «traslocare» il reparto di Ricerca & Sviluppo della Elcotherm Termogamma di Biasca, che la prossima volta sarebbe toccato alla produzione. Purtroppo i timori si sono rivelati fondati!
Elcotherm Termogamma, azienda leader a livello europeo nella fabbricazione di termopompe (dal 2006 è stata assorbita dal colosso italiano Ariston Thermo Group, gruppo guidato dalla famiglia Merloni che conta 7’000 dipendenti in tutto il mondo con un fatturato di oltre 1.5 miliardi di Euro), ha deciso di voler ottimizzare le proprie risorse e la propria produzione. Per questo motivo ha ritirato un capannone ad Albacina nelle Marche (Italia) dove sorgerà un polo produttivo in sinergia con altri prodotti dell’azienda.
A farne la spesa saranno, purtroppo, 23 famiglie, tutte residenti nella regione, che dal 1° di settembre non si recheranno, come mediamente fatto per oltre 10 anni, nello stabilimento del Borgo a dare il loro valore aggiunto al gruppo ma dovranno cambiare le proprie abitudini.
Nota positiva, nonostante non fosse affatto scontato e che sicuramente non permetterà di mitigare il danno che questi lavoratori hanno subito, è il piano sociale. I lavoratori, grazie al grosso lavoro svolto dal nostro sindacato e dai 3 rappresentanti del personale, hanno potuto ottenere un importante riconoscimento finanziario, ma non solo. Vi saranno infatti aspetti nei quali l’azienda si impegnerà per provare a mitigare ulteriormente i disagi. È stato richiesto infatti un accompagnamento per ciascuno di loro.
Oltre al piano sociale, durante la trattativa si è chiesto se vi fosse la possibilità di introdurre i 23 dipendenti - o almeno una parte - presso le altre aziende Ticinesi del Gruppo (a Bedano e Manno). Sono pure state avanzate proposte per cercare di evitare che il «capannone» in futuro rimanga incustodito. Tutte proposte prese in considerazione dai manager ma per le quali al momento non si ha ancora una riposta.
È stato più volte sollevato da OCST il problema di mancanza di attaccamento al territorio e di mancanza di responsabilità sociale da parte dei grossi gruppi che sempre più stanno assorbendo le aziende della nostra regione e con i quali è sempre più difficile poter dialogare.
OCST si augura, dopo il numeroso calo dell’occupazione avvenuto a seguito dei fallimenti di diverse aziende delle Tre Valli (cito ad esempio: OEMB di Giornico, Falegnameria Gut di Piotta e Airlight di Biasca) dopo le difficoltà di SMB SA ora divenuta Riganti Forging, una ripresa economica e un aumento dell’attrattività della regione. Ma soprattutto OCST auspica che le 23 famiglie coinvolte possano trovare al più presto una nuova occupazione.
 
Claudio Isabella