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PostFinance SA ha recentemente annunciato che a partire dal 1. luglio 2020 verranno introdotte delle nuove tariffe per i pagamenti effettuati agli sportelli della Posta. Queste nuove tariffe incideranno sulle aziende e le istituzioni che ricevono i versamenti.
La Posta giustifica questa scelta con il progressivo avanzamento della digitalizzazione che ha portato, negli ultimi 12 anni, a ridurre del 30% questo tipo di operazioni. L’idea, evidentemente, è quella di dare una spintarella alla digitalizzazione forzando la mano sui clienti finali.
L’aumento imposto dal gigante giallo è molto forte ed inciderà specialmente sui piccoli importi. In particolare su tutte quelle associazioni e fondazioni benefiche che ricevono dai sostenitori piccole donazioni. Se infatti la tariffa di Fr. 3.95 per gli importi fino a Fr. 10’000 è irrisoria (lo 0.0395%), non accade lo stesso per la tariffa di Fr. 1.20 applicata ad un importo al di sotto di Fr. 50. Chi verserà, per esempio, Fr. 20 in beneficienza, donerà il 6% dell’importo alla Posta, un terzo in più di quello che accade oggi.
L’aumento è consistente, di circa il 30%, e viene applicato in maniera lineare a tutte le tariffe, non badando appunto al principio secondo il quale questo va ad incidere in modo molto diverso su enti e aziende che ricevono tanti piccoli versamenti piuttosto che sugli importi consistenti. Chi emette delle fatture sarà costretto ad imporre sui clienti finali questi costi, chi invece vive di donazioni subirà probabilmente una perdita netta, che potrebbe essere anche molto consistente. Viene da dire che solo un monopolio può permettersi un’operazione così dannosa per i clienti.
L’obiettivo, è chiaro, è quello di modificare le abitudini di pagamento favorendo il digitale. Riteniamo tuttavia che, in un momento di cambiamento come questo, sia necessario rispettare chi le proprie abitudini, per varie ragioni, non le vuole cambiare. Le molte persone che desiderano continuare ad usufruire del supporto di un operatore che guardano negli occhi. Coloro che preferiscono contare fisicamente i soldi che escono dal proprio conto piuttosto che cliccare con il mouse su un bottone.
Se fosse in gioco la sopravvivenza della Posta, potremmo anche chiudere un occhio. Ma la Posta, e anche PostFinance, producono ogni anno utili milionari. Se anche questo servizio non copre totalmente i costi, era ragionevole pensare di continuare ad offrirlo per rispettare il mandato di servizio pubblico e le esigenze dei clienti.
Se questa operazione fosse volta a salvare dei posti di lavoro, faremmo volentieri questo sacrificio. In realtà l’obiettivo è quello di accelerare la digitalizzazione del traffico pagamenti, un processo che sta già avvenendo, facendo un’indebita pressione su anziani e associazioni. Un processo che porterà all’ulteriore chiusura di molti sportelli e alla perdita di numerosi posti di lavoro pregiati.
Non da ultimo, questo aumento viene imposto da PostFinance ai suoi clienti, con una comunicazione data il 12 dicembre, quando nulla si può più fare per mitigarne l’impatto. I budget annuali sono stati fatti in autunno da tutte le entità e i clienti non hanno via di scampo: o pagano oppure non incassano le loro donazioni o quote associative.
 
Benedetta Rigotti