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Con grande rammarico è stata accolta la decisione di mettere in liquidazione la società Lugano Airport SA. Se da una parte possono essere comprensibili le ragioni che hanno portato il CdA di LASA a procede in questo modo, è difficile per le collaboratrici e i collaboratori accettare di non arrivare fino alla votazione popolare.
 Non possiamo dunque che esprimere delusione per la liquidazione della società e forte preoccupazione per la sorte dei dipendenti, sia quelli che lavorano direttamente per LASA ma pure per tutti i dipendenti impiegati presso le ditte che operano con e attraverso l’aeroporto e la cui attività subirà delle ripercussioni. 
Da parte nostra, vista l’incertezza che già regnava relativamente al previsto voto sui referendum comunale e cantonale, abbiamo già potuto da tempo inoltrare le nostre richieste, ottenendo la proroga del termine di disdetta e la garanzia del pagamento degli stipendi fino a fine maggio e avviando la discussione per predisporre una serie di misure a sostegno dei collaboratori. L’obiettivo, per noi tassativo, è di garantire un futuro occupazionale a tutti i collaboratori.
 
A Lugano si inizia a discutere
L’intenzione ora è proseguire su questa linea e abbiamo chiesto alle autorità del Comune di Lugano e del Canton Ticino di avviare una seria trattativa per mettere a disposizione tutti i mezzi necessari e i crediti finanziari per ottenere il ricollocamento di tutto il personale.
Il Municipio di Lugano si è già detto disponibile e ha presentato in questi giorni un messaggio all’attenzione della Commissione della Gestione. L’intenzione è da una parte mantenere le attività dell’aviazione generale a partire dal primo giugno con l’impiego di alcuni dipendenti, circa una ventina, e proseguire le trattative con privati interessati a riprendere le attività, verosimilmente a partire dal primo gennaio 2021.
Dall’altra occorre mettere in atto un piano sociale che riduca il più possibile le conseguenze dei licenziamenti sul personale. Innanzi tutto occorre verificare opportunità lavorative alternative per chi non ha ricevuto la proposta di rimanere a disposizione della nuova organizzazione gestita dal Comune di Lugano. 
Il Comune ha già messo a disposizione i suoi servizi per offrire consulenza e orientamento sulla ricerca attiva del lavoro, sulla preparazione ai colloqui di selezione e nel supporto per definire progetti formativi e professionali. Occorre inoltre stabilire una partecipazione finanziaria che attenui gli effetti della perdita d’impiego. Le trattative hanno preso avvio e apprezziamo la disponibilità dimostrata dalle autorità del Comune di Lugano.
 
Scandalosa decisione del Governo
Solo così si può descrivere la decisione del Consiglio di Stato (presa a maggioranza) di rifiutare la discussione sul piano sociale a favore dei dipendenti di Lugano Airport SA richiesta dai sindacati! 
Collaboratori di LASA che sono rimasti senza lavoro hanno ricevuto anche uno schiaffo dal loro Governo il quale si giustifica affermando che: «...non esiste una base legale che imponga o consenta al Cantone di finanziare i piani sociali».
Ricordiamo ai distratti consiglieri di stato che la base per sostenere una negoziazione e i dipendenti c’è e si chiama responsabilità sociale! 
È quella che viene chiesta a tutti i datori di lavoro quando decidono di attuare una ristrutturazione o sono costretti a chiudere con conseguenze su lavoratrici e lavoratori. Ed è quella che si assumono i datori di lavoro, quelli seri che hanno a cuore i propri collaboratori. Ma è anche quella che ci si attenderebbe dall’autorità politica: punto di riferimento! 
Anche per questo siamo delusi di questa assurda decisione! Utile ricordare che il Cantone Ticino ha una partecipazione in LASA seppur minima (12.5%), ed è rappresentato anche da un Consigliere di Stato, il capo DT Claudio Zali. 
Lecito chiedersi dov’era la preoccupazione sulla «base legale» quando il CdA ha inoltrato disdetta ai suoi dipendenti senza rispettare i termini previsti dal CCL o nell’inoltrare una «disdetta cautelativa» sostenuta proprio dal rappresentante del Governo ticinese nel CdA LASA.
Di fronte all’assurda chiusura del Governo, abbiamo deciso di presentare una Mozione (vedi sotto). Vedremo ora se il Parlamento decide di appoggiare questo assurdo tentativo del Consiglio di Stato di non assumersi le responsabilità e di scaricare sul personale incolpevole le gravi conseguenze di questa decisione. Perché malgrado quello che ritengono alcuni nostri governanti, gli impegni non finiscono al 31 maggio!
 
Lorenzo Jelmini
 
 
Mozione all’attenzione del Gran Consiglio 
 
In breve le richieste indicate nella Mozione presentata da Lorenzo Jelmini assieme a Isabella e Fonio e a due colleghe parlamentari Imelli e Passardi.
«Il Consiglio di Stato chieda di essere coinvolto nelle discussioni relative al piano sociale e garantisca:
a. La sua partecipazione al piano sociale, analogamente al grado di partecipazione azionaria a LASA;
b. L’impegno a sostegno delle/dei dipendenti di LASA nella ricerca di un’occupazione;
c. L’adesione ad eventuali altre misure che verranno inserite nel piano sociale».