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Sullo scorso numero del bollettino di Unia, abbiamo avuto il piacere di leggere una pioggia di veleno e inesattezze sul contratto collettivo della vendita che OCST è soddisfatta di avere firmato. Vale la pena di fare un po’ di chiarezza a beneficio delle lavoratrici e dei lavoratori del settore. OCST ha avuto in questa faccenda un ruolo chiave fin dall’inizio. Erano quasi vent’anni che i sindacati cercavano un’intesa con la parte padronale per regolamentare un settore. Dei 9’000 lavoratori della vendita, 4’500 impiegate e impiegati erano privi di qualsiasi protezione contrattuale.
Prova ne sia che la Commissione tripartita in materia di libera circolazione aveva deciso di introdurre due contratti normali di lavoro. Nel corso della discussione sulla Legge per le aperture dei negozi, i parlamentari OCST hanno proposto di legare questa legge alla firma di un Contratto collettivo per il settore a condizione che questo fosse decretato di obbligatorietà generale. 
Finalmente si è quindi riusciti a firmare questo contratto. Privo di contenuti? Tutt’altro! Parliamo innanzitutto di salari: il salario minimo per chi è senza qualifica è Fr. 3’200, vale a dire Fr. 100 in più al mese rispetto al contratto normale attualmente in vigore. A questo va aggiunta la tredicesima mensilità che, senza un Ccl, non è dovuta nella forma obbligatoria. Inoltre viene definito un minimo salariale ben superiore per le lavoratrici e i lavoratori qualificati: gli Assistenti di commercio al dettaglio, Fr. 3’400 più la tredicesima, e per gli Impiegati del commercio al dettaglio, Fr. 3’600 più la tredicesima.
Ma un contratto collettivo non è fatto di solo salario, entra in gioco anche il miglioramento delle condizioni di lavoro. E questo contratto contiene un aspetto, totalmente ignorato da Unia, dell’arginamento della frammentazione dei tempi di lavoro. Molte venditrici e molti venditori infatti lavorano a tempo parziale e vengono chiamati nei negozi più volte nel corso della giornata per coprire i picchi di lavoro. Questo impedisce di organizzare il tempo libero ed, eventualmente, avere un altro impiego. Il contratto della vendita firmato da OCST prevede che per un lavoratore con un tasso di occupazione inferiore o uguale al 50%, il tempo di lavoro giornaliero non può essere frazionato, ma deve essere organizzato in un turno ininterrotto. Si tratta di una misura molto importante richiesta dalle lavoratrici e dai lavoratori. Inoltre, anche questo un elemento non trascurabile, con il crearsi di una comunità contrattuale viene costituita una commissione paritetica che andrà a vigilare sulla corretta applicazione del Ccl.
Si mettano il cuore in pace i sindacalisti di Unia, che siamo stati tra i primi a contestare la decisione unilaterale del Consiglio federale di voler far riferimento ai salari del CCL della vendita per gli impiegati delle stazioni di servizio.
Unia, in modo provocatorio, vuole tenere alta la pressione minacciando ricorsi sull’entrata in vigore obbligatoria del CCL. Sa, ma preferisce non ammetterlo, che un ricorso contro il decreto di obbligatorietà è possibile unicamente se si contesta il lavoro svolto in questi anni nello stabilire i quorum e nel raccogliere le firme individuali di adesione al CCL. Siamo certi della solidità del lavoro svolto e quindi: nessun timore, il CCL entrerà in vigore.
 
Renato Ricciardi