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Zurigo, 3 dicembre: al termine di dure e lunghe trattative, la Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC) e i sindacati Syna/OCST e Unia hanno raggiunto un’intesa sul rinnovo del Contratto nazionale mantello (CNM) per l’edilizia principale, il finanziamento del pensionamento anticipato a 60 anni e gli aumenti salariali per i prossimi 2 anni. 
Nel mese di dicembre le assemblee dei delegati delle organizzazioni interessate si esprimeranno in via definitiva sul risultato negoziale. 
La soluzione recepisce le misure già negoziate nel corso dell’autunno per risanare la Fondazione FAR, che garantisce il pensionamento a 60 anni. Il CNM verrebbe concluso per 4 anni con determinati miglioramenti per entrambe le parti. Il risultato negoziale prevede anche aumenti generali dei salari effettivi e dei salari minimi pari a 80 franchi sia per il 2019 che per il 2020. 
Adesso il risultato negoziale verrà sottoposto agli organi competenti delle organizzazioni interessate, che si esprimeranno in via definitiva. Le Conferenze professionali dei sindacati Syna/OCST e Unia si terranno il 15 dicembre. Il nuovo CNM dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2019.
Renato Ricciardi, Segretario cantonale OCST, ha commentato che: «Questo risultato è stata l’ennesima prova dell’efficacia della contrattazione collettiva in un momento non facile. Viene premiata la determinazione dei lavoratori edili».
 

Il commento di Paolo Locatelli

Quattordici mesi, venti incontri, 18’000 lavoratori in piazza a Zurigo il 23 giugno, 3’000 il 15 ottobre nelle strade di Bellinzona ed altre migliaia in diverse città svizzere. Ecco i numeri di una trattativa per il rinnovo del CNM edilizia principale che sembrava non potesse concludersi con un accordo. Invece, con una virata propositiva degli impresari costruttori, lunedì mattina del 3 dicembre, a Zurigo, si è trovata un’intesa da presentare alle rispettive basi.
Né vinti, né vincitori, ha prevalso il buonsenso e la necessità di evitare un vuoto contrattuale già a partire dalle prossime settimane. Una situazione di aconvenzionalità che avrebbe travolto sia le imprese che i dipendenti. Ne sanno qualcosa sicuramente i lavoratori del nostro Cantone. Un accordo frutto di un equilibrato compromesso dove tutti hanno dovuto fare un passo in direzione dell’altro. Gli impresari concedendo un importante aumento salariale di franchi 160.- spalmati in franchi 80.- al mese dal prossimo primo gennaio ed un ulteriore 80.- franchi dal primo gennaio del 2020. I lavoratori per contro si sono caricati sulle spalle il risanamento del Fondo di pensionamento anticipato accollandosi una maggior deduzione sulla busta paga dello 0,5% dal prossimo gennaio ed un ulteriore 0,25% da gennaio 2020: questo maggior contributo da parte dei lavoratori permetterà nei prossimi anni di garantire il pensionamento a 60 anni di età alle stesse prestazioni attuali.
Un accordo del genere non poteva essere raggiunto in tempi più brevi? Evidentemente no, in particolare se si tiene conto del virulento attacco degli impresari al tavolo delle trattative della scorsa primavera: proposte volte ad aumentare in modo scriteriato la flessibilità (300 ore all’anno), differire il pensionamento anticipato a 62 anni e tagliare le rendite nell’ordine del 15-20%, declassificare i lavoratori licenziati per -così dicevano gli impresari- facilitare un loro ricollocamento. Condizioni che hanno avuto «il pregio» di compattare ulteriormente i lavoratori ed aumentare la loro capacità di mobilitarsi. «Uniti, determinati e solidali», è stata questa la loro risposta.