Frontalieri

I governi di Italia e Svizzera lo scorso 20 giugno hanno ufficialmente siglato un documento d’intesa sul telelavoro per regolarizzare tutti quei frontalieri che – a causa delle misure di contrasto del Covid-19 – hanno lavorato (e lavorano tuttora) da casa.
Con un’apposita lettera datata 30 aprile 2020, Regione Lombardia e Canton Ticino hanno richiesto ufficialmente ai propri Governi nazionali di ratificare il nuovo Accordo fiscale sulla tassazione dei frontalieri negoziato nel 2015 che – lo ricordiamo – prevedrebbe l’imposizione dei redditi da lavoro in Italia e la fine del meccanismo dei ristorni, con conseguenze molto pesanti per i lavoratori e i Comuni di frontiera. 
Le richieste contenute nella lettera sono esplicite: immediata cancellazione del vecchio Accordo del 1974, entrata in vigore del testo del 2015, aliquote agevolate solo per i vecchi frontalieri e solo per un numero limitato di anni. 
 
Alcuni dei cambiamenti che il Covid-19 ha introdotto nelle nostre vite sono destinati a sopravvivere anche dopo la fine della pandemia. Tra questi vi è la crescente diffusione che sta avendo il telelavoro (homeoffice). Poche aziende in passato hanno fatto ricorso a questa soluzione, perlopiù utilizzandola quale tampone provvisorio per emergenze di breve durata.
I dipartimenti tecnici dell’Unione Europea hanno dato il loro consenso ufficiale ad una proposta in materia di disoccupazione elaborata dalla Conferenza europea dei sindacati (CES/ETUC, www.etuc.org).
Da qualche mese la rete è tappezzata di annunci pubblicitari secondo i quali, grazie a recenti sviluppi legislativi, “la maggior parte dei frontalieri” avrebbe diritto a richiedere un parziale rimborso delle imposte alla fonte pagate in Svizzera potendo rivendicare l’applicazione delle deduzioni e detrazioni fiscali a cui hanno diritto i cittadini svizzeri e i domiciliati (versamenti per il terzo pilastro, spese per i chilometri effettuati o per i pasti, ecc).