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Facendo seguito all’articolo riportato nel precedente numero del Lavoro, presentiamo qui la seconda parte della panoramica dedicata ai numerosi temi sorti di recente che riguardano i lavoratori frontalieri.

• Sanità. A partire dal 2015 i frontalieri stranieri (ovvero non italiani) dovranno pagare ingenti cifre per poter ottenere il rinnovo dell’iscrizione al servizio sanitario nazionale. Per poter comprendere il provvedimento, occorre recuperare la legislazione italiana relativa ai permessi di soggiorno. In particolare possono ottenere il permesso di risiedere in Italia quei cittadini comunitari che svolgono un’attività di lavoro in Italia come dipendenti o come lavoratori autonomi, oppure coloro i quali, pur non svolgendo alcuna attività di lavoro in Italia, dispongono di mezzi sufficienti per mantenersi senza dover ricorrere alle prestazioni sociali. Quest’ultimi soggetti sono tenuti obbligatoriamente a sottoscrivere un’assicurazione medica in Italia. In particolare possono effettuare l’iscrizione volontaria al SSN oppure possono optare per un’assicurazione medica privata.
L’iscrizione volontaria al SSN è regolata dal Decreto Ministeriale dell’8 ottobre del 1986 il quale prevede il pagamento di determinati importi (le cifre sono poi state logicamente tradotte in euro da modifiche successive). In particolare il DM prevede:
- un’aliquota del 7,5% del reddito fino alla quota di reddito pari a € 20’658,28 (l’importo minimo è pari a € 387);
- un’aliquota del 4% sugli importi eccedenti a € 20’658,28 e fino al limite di € 51’645,69.
Tale norma esiste pertanto da moltissimo tempo ma la Regione Lombardia ha sorvolato per anni sul caso; la corte dei conti ha però chiesto alle Regioni di fare maggiore attenzione nell’applicazione del provvedimento la qual cosa ha prodotto una progressiva scrupolosità da parte degli uffici competenti.
All’inizio di luglio una Circolare del Ministero della Sanità (con il relativo Allegato) voleva estendere questo obbligo a tutti i frontalieri. Le proteste dei sindacati non si sono fatte attendere e questo ha causato una immediata sospensione del provvedimento. Nei prossimi mesi seguiranno importanti incontri di confronto tra i sindacati e la Regione Lombardia per proseguire nella discussione. Il tema è quindi ancora caldo.
• Il nuovo Accordo fiscale sui lavoratori frontalieri. Il 23 febbraio del 2015 l’Italia e la Svizzera hanno firmato un Protocollo d’intesa per la modifica della Convenzione contro le doppie imposizioni. Tra i vari temi trattati da questo Accordo vi è anche la tassazione dei lavoratori frontalieri. In base alla roadmap pubblicata mesi fa, siamo in grado di intuire i capisaldi attorno ai quali ruoterà il nuovo sistema impositivo.
In particolare l’Accordo definirà quattro fasi temporali durante le quali il livello di tassazione del frontaliere «di fascia» aumenterà gradualmente fino ad essere parificato a quello dei frontalieri «fuori fascia» e di tutti gli altri frontalieri italiani (ovvero coloro che lavorano in Francia, Slovenia, San Marino e Vaticano).
In una PRIMA FASE, dal 2015 fino probabilmente alla fine del 2017 (i tempi precisi devono tuttavia ancora essere ufficializzati), tutto resterà come oggi.
Nel 2018 dovrebbe partire la SECONDA FASE. Il frontaliere verserà in Svizzera il 70% dell’imposta alla fonte oggi pagata e verrà poi tassato dall’Italia sull’intero reddito. In un primo momento (non si sa per quanto) l’Italia applicherà delle aliquote speciali che manterranno inalterata rispetto ad oggi la pressione fiscale del frontaliere.
Si arriverà poi alla TERZA FASE, dove avverrà un progressivo innalzamento delle aliquote, fino ad arrivare alle aliquote piene italiane. L’avvicinamento sarà graduale e lento. Sotto pressione dei sindacati e dei sindaci di frontiera, l’autorità italiana ha assicurato che il tutto avverrà entro un arco temporale non inferiore ai dieci anni.
QUARTA FASE. Terminata la terza fase, scomparirà del tutto la fascia di frontiera. Tutti i frontalieri pagheranno l’imposta alla fonte sul salario ed effettueranno poi la dichiarazione dei redditi in Italia, detraendo ovviamente quanto già pagato in Svizzera. Sarà loro riconosciuto comunque uno sconto fiscale importante ottenuto tempo fa dai sindacati e da alcuni parlamentari: si tratta della «franchigia fiscale», che dal 2015 è stata innalzata a ben 7’500 €.
Fin dalla seconda fase il frontaliere avrà poi diritto a scaricare tutte le proprie spese (interessi del mutuo, spese mediche, ecc.).
La firma di questo nuovo Accordo sembra essere vicina. In base alle dichiarazioni iniziali dei Governi il tutto si sarebbe dovuto concludere entro la fine dell’estate. La decisione del Canton Ticino di introdurre l’obbligo per tutti i frontalieri di presentare l’estratto del casellario giudiziale per poter ottenere il permesso di lavoro, ha generato una momentanea sospensione dei negoziati in attesa che il Canton Ticino rinunci a questo provvedimento.

Andrea Puglia