Giovedì 11 febbraio la Camera dei Deputati ha approvato una mozione a sostegno dei frontalieri firmata da un nutrito gruppo di parlamentari del Partito Democratico e poi accolta dalla maggioranza. La mozione raccoglie in parte le indicazioni fornite dai sindacati nel lavoro di collaborazione rafforzatosi in seguito ai recenti sconvolgimenti che hanno interessato la realtà di frontiera. In diversi punti della relazione parlamentare si è infatti sottolineato il valore dei dossier tecnici elaborati dal nostro sindacato e le azioni intraprese a sostegno dei frontalieri.

Prima di vederne i principali contenuti, urge però chiarire la definizione stessa di «mozione», la quale non si traduce immediatamente in legge. La mozione parlamentare infatti è uno strumento politico con il quale si forniscono delle direttive al Governo sul comportamento da tenere in relazione a determinati temi; l’atto tuttavia non comporta vincoli giuridici, e pertanto il Governo potrebbe anche assumersi la responsabilità di comportarsi diversamente. Pertanto, prima di considerare come definitivi i contenuti della mozione, occorrerà aspettare la presa di posizione ufficiale del Governo.
- Sanità: il primo importantissimo capitolo trattato dalla mozione riprende gli appelli rivolti da OCST alla politica in riferimento al problema urgente dell’assistenza sanitaria per i frontalieri. Ricordiamo infatti che dall’estate scorsa, in seguito ad una Circolare ministeriale, diversi lavoratori frontalieri si sono sentiti richiedere dalle ASL cifre folli per poter continuare ad avere diritto all’assistenza sanitaria (per i dettagli si consultino i dossier precedenti). Il problema è particolarmente sentito nell’area di Varese.
Grazie a questa mozione, il Parlamento ha dato un’indicazione chiara al Governo (e di conseguenza alle Regioni): sospendere in tutto e per tutto questa imposta. Si attende ora la conferma da parte del Ministero. La speranza è che nel frattempo le ASL accantonino il provvedimento, onde evitare di penalizzare ingiustamente la manodopera frontaliera.
- Accordo fiscale: la Camera è poi intervenuta anche sul futuro Accordo tra Italia e Svizzera relativo all’imposizione fiscale dei frontalieri. In particolare si è chiesto che l’adeguamento alle aliquote italiane, ai quali saranno soggetti i frontalieri di fascia, possa essere molto lento e che i Comuni di frontiera possano ricevere da Roma cifre simili a quelle degli attuali ristorni (il tutto andrà inserito nella legge di ratifica dell’Accordo). Inoltre si è chiesto che i frontalieri possano godere della franchigia fiscale già valida per i frontalieri fuori fascia e anzi che questa possa essere potenziata ulteriormente. Infine la mozione pretende che buona parte del gettito fiscale che emergerà dal nuovo Accordo possa essere utilizzato per implementare le infrastrutture di frontiera. Non solo, i soldi dovranno servire anche per la creazione di un nuovo fondo previdenziale con il quale finanziare un’indennità di disoccupazione speciale per i frontalieri. La ferita della cancellazione da parte dell’INPS della legge 147/97 (la quale garantiva un ammortizzatore sociale forte per i frontalieri) è ancora aperta e di certo non può essere dimenticata. Questa stessa ragione ha spinto i parlamentari a chiedere che nel fondo futuro possano confluire anche i milioni «rubati» dall’INPS ai frontalieri anni fa.
- Statuto dei frontalieri: la mozione richiede che il Governo possa aprire un tavolo di lavoro per la stesura di uno Statuto dei lavoratori frontalieri, ovvero un testo giuridico dove possano essere fissati i diritti ufficiali che dovranno accumunare tutti i frontalieri d’Italia. Il senso di un simile testo è di rendere stabile e definitivo il panorama giuridico dei lavoratori, onde evitare ulteriori sorprese. Nei lavori dovranno essere coinvolte anche le associazioni di frontiera, ivi comprese le organizzazioni sindacali.
- Tassazione della previdenza: altro punto fondamentale della mozione riguarda il trattamento fiscale delle varie forme della previdenza svizzera (capitale e rendita del secondo pilastro, prepensionamenti, rendite da infortunio, ecc.). In particolare si è chiesto che tutta la previdenza svizzera possa essere tassata in Italia con l’aliquota unica del 5%.
- Altre voci: il Governo italiano dovrà poi impegnarsi ad intervenire politicamente contro ogni eventuale forma di discriminazione introdotta dai Cantoni o dallo Stato federale contro i frontalieri o le imprese artigianali italiane.
Concludiamo come abbiamo iniziato, ovvero ricordando che la mozione non può avere un valore giuridico immediato. È certamente positivo che la politica si sia finalmente mossa per sostenere i lavoratori frontalieri, andando oltre le semplici promesse verbali. Ora si tratterà di vegliare sul prosieguo dei lavori, in modo tale che le voci trattate dalla mozione possano essere confermate, su tutto l’abolizione della temutissima imposta sanitaria.
In attesa di ulteriori informazioni, l’Ufficio frontalieri OCST resta a disposizione degli associati per eventuali approfondimenti.

Andrea Puglia