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Promesse irrealizzabili, populismo sfrenato, slogan dell’uno contro l’altro, «il nemico del mio nemico è mio amico». Pensiamo lo si possa dire senza peli sulla lingua: negli ultimi anni la politica (in Italia e non solo) si è ridotta a questo. Il risultato? Una distanza a tratti incolmabile tra i cittadini e i suoi rappresentanti, una rabbia a poco a poco convertitasi in indifferenza, che è qualcosa di ancora peggiore.
 È questa la tendenza più diffusa oggi: non votare, forse anche per comunicare un messaggio di protesta. 
Vogliamo rilanciare la questione con una domanda provocatoria. Si può davvero restare apatici di fronte ad un evento che volenti o nolenti toccherà comunque la vita di tutti? Aldilà delle scelte di partito, sulle quali non entriamo, è oggi più che mai necessario andare alla radice di ciò che la politica dovrebbe essere.
Ci permettiamo di proporre al vasto popolo dei nostri affiliati uno sguardo che crediamo originale sulla politica, un messaggio che rilancia la sfida dell’impegno politico quale occasione di incontro tra pensieri diversi, disegni diversi, idee diverse, ma tutte tese alla costruzione del bene comune. 
Sono le parole pronunciate da Papa Francesco a Cesena il 1. ottobre 2017: «È essenziale lavorare tutti insieme per il bene comune. È questa la base del buon governo della città, che la rende bella, sana e accogliente, crocevia di iniziative e motore di uno sviluppo sostenibile e integrale». E ancora: «Questa piazza [...] richiama la necessità, per la vita della comunità, della buona politica; non di quella asservita alle ambizioni individuali o alla prepotenza di fazioni o centri di interessi. Una politica [...] che sappia armonizzare le legittime aspirazioni dei singoli e dei gruppi tenendo il timone ben saldo sull’interesse dell’intera cittadinanza. Questo è il volto autentico della politica e la sua ragion d’essere: un servizio inestimabile al bene dell’intera collettività».
L’idea di «bene comune» è fortemente legata a quella di «compromesso», dal latino cum – promissus, letteralmente «promesso insieme». Questo è quindi il bene comune: qualcosa che ci si promette di fare insieme, ascoltandosi, animati da una tensione a comprendere le ragioni dell’altro, arrivando anche a litigare ma per eccesso di passione verso la propria idea, non per denigrazione dell’esistenza dell’altro.
Può sembrare una posizione tanto augurabile quanto astratta, ma a nostro avviso non è così. Questo infatti fu lo spirito dei padri costituenti italiani che uniti dalle ferite della guerra trovarono nella Costituzione una sintesi prodigiosa alle esigenze di tutti (cattolici e comunisti, liberali e filosovietici). Guardando con stima a chi ci ospita, anche la politica svizzera ogni giorno gioca l’arte del compromesso tra visioni diverse, non solo partitiche ma anche cantonali, religiose, culturali. Anche l’OCST e il suo Ufficio frontalieri cercano di operare così, cercando di volta in volta qualcuno che abbia stima per le proprie proposte a che accetti di portarle avanti nei luoghi di potere, magari mediandole con visioni diverse. I risultati positivi non sono mancati e – ne siamo certi – non mancheranno. Lo diciamo ad alta voce perché lo crediamo. Lo sguardo proposto dal Papa è ancora attuale, reale e realista. Per questo crediamo che si debba andare a votare se non addirittura impegnarsi in prima persona in questa costruzione del bene comune. Tra tante parole vuote che alimentano la nostra rabbia, abbiamo cercato un punto di ri-partenza. Buone elezioni a tutti.
 
Andrea Puglia