Ciò che caratterizza l’azione del sindacalista OCST è la difesa dei diritti del lavoratore così come sono espressi non solo nelle leggi, ma anche nei contratti di lavoro e negli accordi che il Sindacato ha saputo stilare.
Quindi per il sindacato OCST è importante saper realizzare dei buoni contratti di lavoro. La necessità di contrattare è tanto più importante in Svizzera, dove non vi è una legislazione che imponga dei contratti obbligatori e, laddove esistono, essi sono comunque frutto di trattative e richiedono il coinvolgimento della maggioranza di soggetti implicati in tali accordi.
Nella composita attività sindacale quindi ha una rilevanza non secondaria la contrattazione che pone le regole che devono valere per chi opera in un’azienda, in un settore o in una professione.
In questo periodo le tensioni sul cambio franco euro hanno fatto diventare di dominio pubblico i contrasti tra sindacati e datori di lavoro sul pagamento del salario e sull’aumento (non retribuito) dell’orario di lavoro e la pressione a ridiscutere regole contenute nei contratti di lavoro!


La gente comune quindi ha preso coscienza che l’attività del sindacalista non è solo quella di difendere i diritti dei lavoratori ma, ancora prima è quella di definire le regole da osservare: il contratto di lavoro.
Proprio per questo – nell’ambito della formazione interna al Sindacato – l’OCST ha dedicato uno spazio molto importante a capire il ruolo della figura del negoziatore sindacale.
Lo scorso 8 novembre questo tema è stato oggetto di un corso con un amico e collega del sindacato della CISL: l’organizzazione sindacale italiana che fa della contrattazione una sua bandiera e che (non per nulla!) alcuni anni fa si era presentata ai suoi associati rivendicando questa sua caratteristica fondamentale: «la CISL, contratta».
Con la concretezza dovuta alla sua trentennale esperienza Fiorenzo Colombo ha tracciato alcuni fondamentali del metodo della negoziazione ed ha evidenziato ricorrendo a casi concreti da lui vissuti e con l’ausilio di filmati, come concretamente i meccanismi della contrattazione siano presenti nella vita quotidiana e concreta di ogni persona.
Il termine «compromesso» molto spesso assume connotati negativi nel senso di un venir meno a dei principi. Ma basta una piccola riflessione e si capisce che esso rappresenta la categoria decisiva del nostro rapporto con la realtà ovvero il modo più intelligente per raggiungere uno scopo utile.
Infatti, sin d12:03 29.11.2011al primo mattino, siamo chiamati al «compromesso» con la realtà: il desiderio di uscire di casa con un vestito leggero deve fare i conti con la situazione climatica e sarebbe poco intelligente persistere in tale desiderio se la giornata è fredda ed uggiosa!
Il riconoscimento che capitale e lavoro sono rappresentati da soggetti con interessi diversi è nella realtà delle cose, ma, in una buona prassi contrattuale, si deve mettere in primo piano la possibilità che essi possano lavorare insieme per raggiungere obiettivi di bene comune, riconoscendosi reciprocamente come legittimi rappresentanti di tali interessi.
E come non concordare sull’osservazione che le controparti non sono rappresentate da enti impersonali ma da soggetti che riusciranno a dare esiti positivi alla negoziazione quanto maggiore sarà la loro capacità di relazionarsi.
Gli interventi che hanno fatto seguito all’esposizione del collega Colombo hanno permesso di evidenziare che la contrattazione è un lavoro che richiede pazienza e fatica.
E non da ultimo è stato sottolineato che evitare la mediazione o il compromesso può essere un modo per non sporcarsi le mani, per evitare la fatica del costruire, assecondando invece una scelta di comodo o ideologica che mediaticamente può essere pagante ma dagli esiti incerti.
È evidente che chi sceglie di negoziare corre spesso il rischio di apparire debole nei confronti della controparte. Questo rischio è direttamente proporzionale all’importanza degli interessi in gioco.
In questi casi le pressioni che possono venire dall’esterno o dai media diventano il maggior ostacolo al lavoro di chi contratta sino a sconvolgere o interrompere il negoziato. Ecco che allora si ricorre a strumenti di rottura, di contrasto che non sempre portano a qualche risultato e più sovente distruggono quanto si è precedentemente costruito.
Nella quotidianità, invece, non è lo scontro a prevalere ma la messa in gioco di tutti quei valori su cui si fonda la convinzione del negoziatore che «fare insieme è meglio ed è più conveniente che fare da soli».