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Il mondo dei frontalieri è da mesi in subbuglio per la sospensione decisa dall’INPS della legge 147/97 sulla disoccupazione. Eppure dietro questo scandalo si cela un problema assai più complesso, ovvero l’immensa distanza (fisica e ideologica) che separa lo Stato italiano dalla vita del popolo di frontiera. Volenti o nolenti è così: i problemi fiscali, previdenziali e assicurativi riguardanti i frontalieri devono essere discussi obbligatoriamente presso il governo centrale, dove vengono poi prese le decisioni e scritte le leggi.

Attraverso quali canali? Purtroppo i deputati «di frontiera» si ritrovano da soli a dover sostenere le proprie tesi, mentre le parti sociali svizzere e italiane sono costrette a stare fuori dai giochi, pur costituendo l’unico reale punto di contatto tra i lavoratori e le istituzioni pubbliche. Grazie alla sua attività diretta sul territorio, alla vicinanza alla vita quotidiana della gente, l’Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese si considera un ente di dialogo fondamentale per il governo italiano.
Si ricordi che la stessa legge 147/97 fu scritta dopo anni di impegnativi contatti con i Parlamentari dei nostri territori di frontiera cui parteciparono in modo assiduo e propositivo i colleghi dell’OCST impegnati nel settore dei frontalieri.
Ecco perché l’OCST, affiancata dalla CISL e dagli altri sindacati italiani, ha deciso di sostenere l’iniziativa di far sottoscrivere alla classa politica un manifesto d’impegno per l’apertura presso il governo di un tavolo permanente di lavoro sul frontalierato. L’assemblea pubblica si è tenuta a Malnate il 19 febbraio ed erano presenti assieme ai rappresentanti di tutti i sindacati ticinesi e italiani diversi candidati nazionali e regionali dei maggiori partiti: tra gli altri si citano Chiara Braga del PD, Nicola Molteni della Lega e Roberto Cattaneo del PDL (tutti e tre poi eletti dalle successive votazioni).
Resta ora da vedere se alle promesse seguiranno i fatti. L’OCST, da parte sua, attende solo che il nuovo governo ottenga il mandato per esercitare le proprie funzioni. Allora potrà essere fatto valere il manifesto, oltre che le migliaia di firme dei frontalieri raccolte dai nostri operatori a sostegno della legge 147/97. La strada per Roma è tracciata.

Andrea Puglia