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In Italia si sta discutendo da diversi mesi sulla nuova legge di stabilità. Le principali richieste riguardano la cancellazione dell’IMU, lo sgravio del cuneo fiscale per i lavoratori che ha ormai raggiunto vette inaccettabili, così come si rivendica una nuova politica di finanziamento alle imprese.

I sostenitori della nuova legge hanno sbandierato come un inaspettato successo i dati finalmente in positivo su cui si gioca la legge: dopo diversi anni di segni «meno», ora si tornerebbe a ridurre le tasse anche se in misura ridotta.
Magia? Ovviamente no. Infatti, dietro la «miracolosa» concessione di nuovi fondi, si nasconde silenzioso un ennesimo provvedimento che (se approvato anche dalla Camera) andrebbe a sfavorire i lavoratori frontalieri. Mentre infatti le precedenti leggi di stabilità prevedevano una franchigia di 6’700 euro sul reddito imponibile dei lavoratori frontalieri «fuori fascia», la nuova legge rischia di revocare questo sgravio fiscale, costringendo i lavoratori interessati a pagare l’aliquota IRPEF sull’intero reddito.
Di per sé il provvedimento sarebbe regolare, perché la franchigia viene ridiscussa anno per anno e pertanto non è vincolata da alcuna legge fissa. Tuttavia si è sempre ritenuto opportuno concedere la franchigia ai frontalieri poiché attivi in sistemi sociali diversi da quello italiano (in quest’ultimo le imposte sono sempre più alte). E poi perché tassare eccessivamente dei lavoratori che attirano risorse estere per poi portarle in Italia e qui generare ricchezza? La risposta è che ormai le mani del Governo stanno raschiando il fondo del barile e vanno così a recuperare risorse laddove la pressione del sistema mediatico è minore.
Una simile decisione avrebbe due pesanti conseguenze. Anzitutto, come può il frontaliere pianificare i propri guadagni e le proprie spese in mezzo ad una continua instabilità fiscale? In secondo luogo non ci si dimentichi che i danni maggiori li subirebbero i lavoratori con redditi bassi. È infatti ovvio che la franchigia di 6’700 euro aumenti la propria incidenza all’abbassarsi del reddito. Insomma, si rischierebbe di allungare la serie del «chi meno ha, più paga».
Eppure non è ancora detta l’ultima parola. La legge è già passata al Senato ma manca ancora l’approvazione della Camera. Pertanto rimane una tenue speranza e un piccolo spazio di intervento. Il sindacato ha peraltro già sollecitato la politica a non dimenticarsi del problema dei frontalieri che purtroppo a livello nazionale godono di scarsa considerazione. Teniamo accesa questa fiammella, anche ricordando che già in passato i sindacati e alcuni parlamentari erano riusciti a far ripristinare la franchigia dopo che il Governo l’aveva brutalmente cancellata.
Come sempre il sindacato OCST vi terrà aggiornati su tutto.

Andrea Puglia