Stampa

La votazione sull’iniziativa «contro l’immigrazione di massa», che il Ticino ha ampiamente plebiscitato, ha portato a galla le fondate preoccupazioni della popolazione. Soprattutto nella nostra regione, attorniata da un bacino economico e occupazionale di dimensioni nettamente più voluminose che tende a esercitare un’acuta pressione sul mercato del lavoro locale, sono andate germogliando distorsioni esplosive.

Un’indebita esasperazione del dibattito
Le inquietudini della popolazione sono giustificate ed esigono un rafforzamento della lotta contro gli abusi. L’OCST è stata del resto costantemente in prima fila nel denunciarli e soprattutto nel formulare proposte per una migliore regolazione del mercato del lavoro. In questo ambito, la nostra Organizzazione è dell’opinione, - già espressa prima del voto popolare - che l’iniziativa contro l’immigrazione di massa non offra gli strumenti più adeguati per una tutela efficace dei lavoratori e dei posti di lavoro sul lungo termine. Dovendosi tuttavia rispettare la decisione dei cittadini e delle cittadine, occorre fare in modo che l’articolo costituzionale sia perlomeno attuato con intenti e metodi corretti.
L’esito della votazione, che chiede l’adozione di tetti massimi e di contingenti per la manodopera estera, sta al contrario dando fiato nel nostro Cantone alle trombe di chi, soffiando sul fuoco per trarre pieno profitto dalla vittoria nella consultazione popolare, esaspera e snatura il dibattito attorno alle misure da adottare. Si concorre in questo modo ad alimentare un clima di dannosa diffidenza e di contrapposizione che risucchia in particolare i lavoratori frontalieri, diventati un comodo capro espiatorio.

Un contributo prezioso
L’OCST, pur ribadendo con forza la necessità di combattere gli abusi e di meglio regolare il mercato del lavoro, si distanzia dalla china sulla quale si sono prevalentemente collocate e incamminate le forze politiche nel Cantone.
Lo sviluppo economico del Ticino e il conseguente benessere della popolazione sono debitori verso il contributo decisivo - e in taluni settori persino insostituibile - fornito dai lavoratori frontalieri. Dal profilo della manodopera, il nostro Cantone non è autosufficiente né in termini quantitativi né qualitativi. Necessita infatti di un apporto di manodopera che completi numericamente le forze locali e abbisogna di profili professionali non sempre rilevabili in loco.
La libera circolazione, nella misura in cui consente di sopperire più agevolmente alla carenza di manodopera o di reclutare profili non disponibili, può in linea di massima contribuire alla crescita dell’economia. Per i più ampi margini di manovra che offre, è però utilizzata in modo distorto e speculativo da un numero inquietante di aziende. Pressioni dannose sulle condizioni salariali e forme di concorrenza tra la manodopera residente e quella frontaliera incrinano gli equilibri del mercato del lavoro, togliendo del resto una parte di credibilità alla libera circolazione stessa. L’uso perverso di quest’ultima non può però essere addebitato ai frontalieri, che sono essi stessi esposti a fenomeni di sfruttamento. Le distorsioni sono da mettere in conto all’economia e non certo a chi, attraverso il lavoro, mira al suo sostentamento e a quello della sua famiglia.

Sentirsi partecipi di obiettivi sociali
Nel dissociarsi apertamente dalla propensione a mettere indistintamente sul banco degli accusati i frontalieri e nel condannare con vigore le distorsioni rilevabili nel mercato del lavoro l’OCST chiama tuttavia a responsabilità anche i frontalieri.
Ripiegati sulla difesa dell’impiego e del reddito individuale, hanno lasciato allentare i canali e le forme di partecipazione agli obiettivi sociali del territorio di accoglienza. Si partecipa meno all’impegno dei sindacati a tutela di un funzionamento equilibrato del mercato del lavoro. Si è meno attenti alla lotta contro gli abusi finendo per assecondare le imprese che utilizzano la libera circolazione a fini speculativi. Questa tendenza è soprattutto ravvisabile nel terziario e tra i frontalieri provenienti da zone poste al di là della fascia tradizionale di confine. Occorre perciò ritrovare direzioni di marcia comuni tra lavoratori residenti e frontalieri, nella consapevolezza di essere entrambi avvantaggiati dalla salvaguardia di un mercato del lavoro esente da abusi e distorsioni. Luogo privilegiato per costruire e orientare questo impegno è il sindacato. Qualora si recida o non si alimenti il rapporto con il sindacato ci si estranea dal contesto locale, esponendosi più facilmente -come è purtroppo il caso oggi- a forme di diffidenza e di rigetto.

Meinrado Robbiani

 

 


 

Moltiplicatore comunale imposte alla fonte: ennesimo sintomo di un clima esasperato

Il Parlamento ticinese ha aderito ad un’iniziativa del partito UDC che chiede l’aumento del moltiplicatore comunale nelle imposte alla fonte.
 
Di cosa si tratta?
L’imposta alla fonte racchiude al suo interno tre componenti: federale, cantonale e comunale. Diversamente dalle prime due, la parte comunale varia da Comune a Comune. Ogni Comune decide il livello delle sue imposte, fissandolo a una percentuale dell’imposta cantonale (moltiplicatore comunale). Siccome i frontalieri non hanno la residenza, le loro imposte alla fonte vengono calcolate sulla base di un moltiplicatore comunale medio (pari nel 2013 al 78%). Ponendosi nella linea della proposta menzionata, il Gran Consiglio ha ora accordato al governo cantonale la facoltà di scostarsi, aumentandolo, dal moltiplicatore medio.

Preoccupazioni e responsabilità
L’incremento delle imposte a carico del singolo lavoratore non sarà rilevante. Ad amareggiare è piuttosto il clima del quale è frutto. Nel mondo politico e nel tessuto sociale del Cantone è andata prendendo corpo una diffusa insofferenza verso la libera circolazione, che è fonte di innegabili distorsioni e abusi. L’esito della votazione federale del 9 febbraio sull’iniziativa «contro l’immigrazione di massa» è un segno inequivocabile delle preoccupazioni che, soprattutto in Ticino, circondano la libera circolazione. I frontalieri ne sono l’incolpevole capro espiatorio. La responsabilità ricade su coloro, imprese e operatori economici, che utilizzano la libera circolazione a fini speculativi, senza considerare adeguatamente i bisogni e le attese del territorio.

Il contributo decisivo dei frontalieri
L’apporto decisivo fornito dai frontalieri viene a essere offuscato dalle pratiche abusive di chi sfrutta la libera circolazione e la stessa manodopera frontaliera.
L’OCST, che si batte in favore di una regolazione del mercato del lavoro all’altezza del nuovo contesto di libera circolazione, continuerà in questo impegno affinché vengano estirpate le situazioni di abuso e affinché le diverse componenti della manodopera possano collaborare per accrescere il benessere comune.
I frontalieri sono uomini che contribuiscono in misura consistente alla crescita del Ticino. Chi, come le forze che stanno oggi esasperando questo tema, li riduce a oggetti fiscali compromette in modo miope gli interessi di lungo termine del Cantone stesso.
L’OCST ha ancora negli scorsi giorni richiamato le forze politiche e sociali del Cantone alla necessità di scongiurare derive e strumentalizzazioni che snaturano le relazioni con la manodopera frontaliera e con le regioni limitrofe. Veglierà perciò anche sul processo in atto in ambito fiscale, nell’intento di evitare situazioni ingiustamente discriminatorie.

Andrea Puglia