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Non si può certo parlare di fulmine a ciel sereno per i lavoratori dell’azienda di Mezzovico, la situazione era ormai critica da tempo, basti pensare che in un anno gli effettivi sono stati dimezzati. In tempi non molto lontani, l’impresa attiva dal 1973 nella fabbricazione di macchinari per imballaggi, era arrivata a impiegare quasi 70 persone.
Ora per i 34 dipendenti attivi fino all’ultimo, un terzo dei quali residenti, non c’è più nulla da fare. Non è stata la crisi economica a portare l’azienda sull’orlo del fallimento con debiti ormai insanabili ma una grande responsabilità è sicuramente da addebitare alla dirigenza e all’azionariato dell’azienda. Anche la via dell’acquisto da parte di terzi, nonostante numerosi tentativi non si è realizzata. Il perché resta un mistero. Alle maestranze spettano ancora quattro mesi di stipendi (periodo ottobre 2017 – gennaio 2018) oltre che la tredicesima dell’anno appena concluso. Maestranze che, con grande attaccamento e professionalità, hanno continuato a lavorare fino all’ultimo, con la speranza che la situazione si risolvesse.
OCST ha dato pieno appoggio ai lavoratori e li ha sostenuti mettendo a disposizione alcuni collaboratori per sbrigare le varie pratiche (disoccupazione, insolvenza, ecc). Se siamo certi di poter recuperare i salari arretrati, siamo altresì certi che parte della tredicesima 2017 e i crediti relativi al periodo di disdetta saranno inseriti nella massa fallimentare con tempi di attesa per il loro recupero molto lunghi. Tenuto conto che non sarà possibile alcun accompagnamento economico alle persone toccate dal licenziamento, il sindacato si sta attivando per un sostegno al ricollocamento.
Resta per contro l’amaro in bocca per questo tipo di operare che a fronte di un’azienda tecnologicamente «attrezzata» e comunque carica di ordini in entrata con il pronunciamento del fallimento, le perdite aziendali anziché essere messe a carico dell'azionariato, saranno scaricate sulle maestranze, sulle aziende fornitrici di Water Line e più in generale sulla collettività.
 
 
Giovanni Scolari e G. Donini