spilla-preview2L’OCST si sta mobilitando con decisione contro le misure di risparmio proposte dal Governo che colpiscono i dipendenti pubblici e del settore sociosanitario.

Pubblichiamo la presa di posizione dell’OCST già approvata dal sindacato dei docenti e che sarà sottoposta alle assemblee dei funzionari di polizia e dei dipendenti dello Stato che si terranno prossimamente. È importante partecipare alle iniziative proposte dal sindacato, per far sentire la propria voce! CI SAREMO!

 

 

Una misura dal carattere provocatorio

Tra i provvedimenti volti a contenere il disavanzo del Cantone preventivato per il prossimo anno figura anche la proposta di decurtare lo stipendio dei dipendenti statali nella misura del 2 per cento. Ritenendolo infondato e avulso dall’obiettivo del riequilibrio stabile dei conti cantonali, l’OCST vi si è opposta sin dall’inizio. Un analogo rifiuto è indirizzato alla riduzione dell’1,8 per cento dei contributi agli enti ed aziende sussidiate dallo Stato, che potrebbe colpire i loro dipendenti (nel campo delle istituzioni socio-sanitarie, universitarie e delle imprese di trasporto).

L’opposizione a questa misura salariale è oltretutto amplificata, nella scuola, dall’insoddisfazione dei docenti per il carente riconoscimento del ruolo svolto dall’istituzione scolastica e dagli insegnanti nell’odierno contesto di profonde trasformazioni della società e del mondo del lavoro.

Quali contromisure?

Diversamente dall’altra forza sindacale che ha dichiarato immediatamente uno sciopero per l’inizio di dicembre, l’OCST ha puntato prioritariamente sugli spazi di manovra offerti dall’esame parlamentare del preventivo 2013. In sede politica erano del resto state espresse da più parti incoraggianti perplessità sul contributo del 2 per cento chiesto ai dipendenti del Cantone. L’OCST aveva pure precisato che le eventuali azioni di mobilitazione e di lotta avrebbero dovuto essere preventivamente valutate e decise dalle assemblee del personale. Diversamente da quanto avvenuto, la loro rilevanza avrebbe inoltre correttamente richiesto una programmazione concordata tra tutte le forze sindacali.

Una cancellazione sempre più difficile

Alla luce dei contatti nel frattempo intrattenuti, dell’evoluzione del dibattito politico e dell’incontro dei sindacati con la Commissione della gestione, il Parlamento sembra comunque propendere per l’adozione di un preventivo che includa il contributo sugli stipendi del personale del Cantone e, sebbene in modo indiretto, del personale occupato presso gli enti e le aziende sussidiate dallo Stato.

Consultati i suoi aderenti, l’OCST, prima che Gran Consiglio discuta il preventivo il prossimo 17 dicembre, ha deciso:

  •  di aderire alle azioni indette dai docenti per il 29 novembre (porte aperte nelle sedi). Contribuiranno a rendere consapevoli i genitori degli allievi e la popolazione intera sulle condizioni entro le quali opera oggi la scuola. Attireranno inoltre l’attenzione sull’indispensabile rafforzamento della scuola e degli strumenti formativi;

  •  di partecipare alla manifestazione del personale statale che è programmata per il pomeriggio di mercoledì 5 dicembre a Bellinzona. Consentirà di manifestare l’opposizione ad un contributo privo di giustificazione e soprattutto di sottolineare la necessità che alla funzione pubblica sia riconosciuta la dignità che le è propria;

  •  di appoggiare le azioni puntuali di protesta che dovessero essere messe in atto, su iniziativa spontanea dei dipendenti e dei docenti, in singoli uffici o sedi scolastiche il 5 dicembre e invita i propri aderenti a parteciparvi.

Al termine del dibattito parlamentare sul preventivo 2013, potranno essere valutate altre misure.

Il manifesto dell’OCST

Nel partecipare alla mobilitazione di inizio dicembre, l’OCST intende sottolineare i motivi che sorreggono la sua adesione alla manifestazione.

Il riequilibrio dei conti del Cantone è un obiettivo che l’OCST condivide. Solo una situazione finanziaria solida consente allo Stato di offrire i servizi adeguati e di consolidare, attraverso opportuni investimenti, le prospettive di benessere della popolazione. Le trasformazioni che rimodellano in profondità il tessuto sociale e il mondo del lavoro danno del resto forma a nuovi bisogni dei quali lo Stato deve essere in grado di farsi carico.

Il contributo del 2 per cento chiesto ai dipendenti dello Stato, così come quello che dovrebbe colpire i dipendenti degli enti e aziende sussidiate, esula tuttavia da un’azione credibile di risanamento dei conti pubblici. È un provvedimento aleatorio che non fornisce nessun apporto duraturo. Manifesta piuttosto tangibili carenze nella concezione delle relazioni con il personale e con gli interlocutori sociali. Imboccando la via dell’imposizione unilaterale, il Consiglio di Stato ha prosciugato qualsiasi spazio negoziale con i sindacati.

L’infondatezza del contributo sugli stipendi va ben al di là della sua portata monetaria. Fa sì che il personale si percepisca come un ricorrente capro espiatorio, sul quale viene regolarmente scaricata l’incapacità di conferire un assetto più equilibrato alle finanze cantonali. È l’ennesima volta che il governo cantonale toglie questa misura dal suo cappello con una ripetitività ormai consunta e pressoché provocatoria.

Questo provvedimento insinua il dubbio, o conferma la constatazione, di essere considerati un fattore di costo piuttosto che il perno dei servizi offerti alla popolazione. La funzione pubblica riveste un valore cruciale che coinvolge necessariamente il personale. Il rispetto e la valorizzazione di entrambi sono inconciliabili con le manovrine che il personale trova scaricate sulle sue spalle. Occorre un ricupero della dignità della funzione pubblica che si traduce in una politica del personale che consideri il ruolo chiave dei dipendenti e che non sia in balia dei contraccolpi di ogni sussulto finanziario.

Rilanciare le trattative

La protesta contro il contributo del 2 per cento deve indurre il Consiglio di Stato ad uscire dalla logica delle decisioni unilaterali, cogliendo l’importanza di rilanciare su nuove basi il rapporto e il negoziato con i sindacati. Rimangono, infatti, inevasi numerosi temi sottoposti al governo cantonale. Tra questi figurano, in particolare, la rivalutazione salariale (per gli impiegati e i docenti in tutti gli ordini di scuola), la diminuzione dell’orario di lavoro per gli impiegati e per i docenti da 50 anni d’età, il riconoscimento delle spese sostenute per l’aggiornamento, la formazione per l’abilitazione parallela all’insegnamento e la rivisitazione del ruolo e dei compiti non d’insegnamento del docente.

Un appello conclusivo

L’OCST sollecita il Gran Consiglio, nell’adozione del preventivo 2013, a rinunciare al contributo a carico dei dipendenti pubblici. Come ammesso da numerosi rappresentanti politici, si tratta di una misura estemporanea rispetto a una linea di riassorbimento strutturale dei disavanzi pubblici. Costituisce perciò un’inutile e demotivante penalizzazione di coloro che hanno la responsabilità di dare attuazione alla funzione pubblica.

L’OCST invita inoltre:

  •  i genitori e la popolazione a cogliere l’occasione di diretto contatto con i docenti e le sedi scolastiche in occasione della giornata di sensibilizzazione e di porte aperte sulla scuola che si svolgerà il 29 novembre;

  •  i dipendenti dello Stato e degli enti sussidiati a partecipare numerosi alla manifestazione di protesta indetta per il pomeriggio del 5 dicembre.

 

 


 

Il governo taglia anche sui trasporti pubblici

 
Con il preventivo 2013, il Consiglio di Stato ha proposto un contributo pari al 2 per cento dei salari ai suoi collaboratori. Su questa assurda misura, ennesimo taglio sugli stipendi dei dipendenti che  comunque non riuscirà a risanare le finanze cantonali, è chiara la posizione del nostro sindacato: siamo decisamente contrari!
Il preventivo, tuttavia, presenta altre misure e in particolare il taglio dell’1,8 per cento sui contributi versati a enti esterni all’amministrazione, comprese le imprese di trasporto pubblico.
Anche in questo caso una decisone assurda, improvvisata, imposta, senza possibilità di discutere o proporre alternative.
Per questo motivo il collega Gianni Guidicelli e la parlamentare socialista Pelin Kandemir Bordoli hanno presentato un’interrogazione al Governo per chiedere lumi su questa misura e sulle conseguenze sul servizio di trasporto pubblico.
Difatti le aziende di trasporto ricevono un mandato di prestazioni e la parte del credito a loro destinato dal Cantone (una parte viene concessa dalla Confederazione) viene avvallato dal Gran Consiglio. Per l’anno 2013 il Parlamento ha, dunque, già destinato il credito e alle aziende è già stata confermata l’offerta di trasporto comprensiva di costi, prestazioni e orario che è definito per tutto l’anno.
Evidentemente la proposta del Governo di tagliare i contributi già destinati mette in seria difficoltà le imprese che hanno già pianificato la loro attività. Per questa ragione i due parlamentari hanno deciso di interpellare il Consiglio di Stato chiedendo come sarà possibile applicare questo taglio quando le aziende di trasporto pubblico si sono già impegnate a rispettare l’offerta di orario pubblicato dovendo prevedere collaboratori e mezzi necessari per far fronte al mandato conferito.
Con questa misura il Governo impone una modifica unilaterale ad un accordo già siglato con ogni azienda. Ma questa decisione non solo mette in difficoltà le aziende che rischiano di dover licenziare personale ma porterà pure alla riduzione dell’importo versato dalla Confederazione e questo senza alcun beneficio per le finanze cantonali.
Evidentemente con le proposte di tagli il Governo dimostra da una parte di saper gestire il  personale solo come una voce di costo, senza alcuna considerazione per il lavoro dell’Amministrazione pubblica, e dall’altra di non aver nessuna strategia per quanto riguarda i servizi di cui la popolazione necessita. Inutile ricordare che, anche a fronte delle aumentate difficoltà nella viabilità su tutto il territorio cantonale, nel settore dei trasporti pubblici lo Stato deve investire e non tagliare!

Lorenzo Jelmini