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«100 anni al fianco dei lavoratori» e «Il sindacato OCST dei prossimi cento anni»
È con questi titoli, che hanno il sapore e la forza di un incoraggiante proclama di vita e di lotta, che il sindacato cristiano-sociale ticinese convoca i suoi associati, dirigenti, autorità e amici a una giornata di riflessione e di amichevole condivisione per ricordare e festeggiare i cento anni della sua storia sindacale politica e anche umana scritta con il grande e inarrestabile impegno per la promozione e la difesa dei sacrosanti diritti dei lavoratori.
 L’incontro avverrà sabato 11 maggio a Bellinzona nella storica cornice di Castelgrande e di piazza del Sole. Vi sono tutte le premesse per una buona e soprattutto proficua riuscita dell’evento. Si rifletterà infatti sul passato estremamente positivo, di lotta e di azione del sindacato, con l’occhio già rivolto a un futuro ancora molto da decifrare e che dovrà comunque essere affrontato dalle nuove giovani generazioni.
Mi si chiede di esprimere un giudizio su questo epocale passaggio tra passato e futuro e come dovrà essere affrontato. Non azzardo né profezie, né tantomeno previsioni, non avendone le capacità e riconoscendo pertanto i miei modesti limiti di giudizio.
Ci daranno invece le giuste risposte i quattro competenti relatori (Meinrado Robbiani, storico ex segretario cantonale, Anna Biondi, vice-direttore di una sezione dell’organizzazione internazionale del lavoro, Alberto Gandolla, storico del movimento sindacale e Renato Ricciardi segretario cantonale in carica) chiamati a presentare e commentare con il supporto di quattro relazioni, i complessi problemi attuali e soprattutto futuri del mondo del lavoro alla luce della gloriosa e centenaria storia dell’OCST e delle continue e accelerate mutazioni e richieste poste dalle rivoluzioni industriali in atto. Attendiamo le loro risposte e riflettiamoci sopra. Sarà buona cosa per tutti: per lavoratori, sindacalisti e anche per i politici di ogni area in un periodo come quello attuale in cui populismi e sovranismi di ogni genere e provenienza giocano in modo irresponsabile e senza alcun serio riferimento culturale, a sollecitare e coltivare paure infondate e reazioni incontrollate fra la gente. La ricorrenza, come quella che andremo a festeggiare per e con l’OCST, può servire a ricondurre molte persone a quei movimenti, in primis i sindacati di ogni appartenenza, che hanno sempre seminato sicurezza con scelte credibili tese a promuovere proposte per una vera crescita sociale e umana in favore di tutti, per le migliaia di lavoratori, donne e uomini, le loro famiglie e per la società intera del nostro Cantone.
Anche per questi motivi prima di concludere mi sembra doveroso ricordare e ribadire, con forte convinzione i principi fondanti del nostro sindacato cristiano-sociale. Sono i principi della Dottrina sociale della Chiesa, alla quale si sono ispirati sin dal lontano 1919 molti nostri tenaci sindacalisti che hanno operato e lottato in nome della difesa del lavoro con tutti i suoi diritti e valori per il coerente conseguimento della giustizia sociale votata a costruire un futuro migliore.
È altresì doveroso ricordare, con sentimenti di riconoscenza, anche i protagonisti che hanno guidato l’OCST durante i cento anni della sua storia. Si potrebbe citare una lunga serie di nomi di persone che hanno contribuito in prima fila all’azione e allo sviluppo del nostro sindacato. Mi limito anche per ragioni di richiesta di brevità a citare tre figure di sacerdoti.
Mons. Luigi Del-Pietro, co-fondatore dell’OCST, segretario cantonale, che ha lottato senza sosta, con il sostegno di una grande e riconosciuta intelligenza e di una forte passione per la giustizia, elevando il sindacato cristiano-sociale al ruolo di elemento determinante per la crescita globale del nostro paese. Basti pensare che il sindacato, con Monsignor Del-Pietro, sovente si è rivelato un interlocutore credibile nel lancio e nella concreta promozione delle più importanti riforme sociali destinate alle famiglie, ai lavoratori, agli apprendisti, ai disoccupati e agli anziani. L’ente ospedaliero cantonale (EOC), per citare un esempio, è nato principalmente dalla sua mente. Memorabili la sua forza e concreta esposizione usate nel combattere con l’OCST tutte le iniziative anti stranieri; fu protagonista convinto pure nella votazione per la concessione pioneristica, del diritto di voto alle donne. Per tutto questo, l’ex-presidente della Confederazione Flavio Cotti lo ha definito, il giorno dei suoi funerali, uno dei pochi e veri protagonisti di mezzo secolo della storia del Ticino.
Don Franco Biffi è stato per l’OCST custode e maestro della Dottrina sociale cristiana. Ne fanno stato i numerosi articoli pubblicati su «il Lavoro» ma anche un importante numero di libri scritti durante gli anni della sua attività di ricercatore, insegnante e rettore alla Pontificia università Lateranense. Significativo il fatto che anche durante la sua ultima degenza alla clinica Moncucco si preoccupava di trasmettere i suoi insegnamenti attraverso il nostro Settimanale e benché colpito dalla malattia li rendeva fruibili dettandoli ai redattori che chiamava al suo letto di sofferenza. A lui si deve senz’altro il merito della rigorosa e coerente fedeltà del nostro sindacato ai principi cristiani.
Infine merita di essere ricordato don Francesco Alberti, sacerdote giornalista, direttore del quotidiano Popolo e Libertà, vicino ai principi del nostro sindacato. Fu un indomito antifascista. Nella storia dell’OCST lo troviamo attivo e impegnato nell’impostazione dei primi numeri de «il Lavoro». Con Monsignor Del-Pietro coltivò amicizia e collaborazione legati da uguali convinzioni sindacali ma anche politiche. È lecito credere, che in un momento storico segnato da regimi totalitari, abbiano entrambi condiviso la ferma opposizione alle dottrine nazi-fasciste.  
Sicuramente in questa mia modesta e incompleta testimonianza avrò dimenticato qualcuno e qualcosa. A chi ne vuol sapere di più consiglio di far capo al ricco patrimonio di pubblicazioni e scritti, meritatamente pubblicati e riordinati dallo storico dell’OCST Alberto Gandolla. È l’ultimo dono lasciatoci da don Del-Pietro, per dare continuità al suo sindacato.
 
Attilio Grandi, già direttore de "il Lavoro"