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 L'industrializzazione delle valli

Mercoledì 2 maggio, l’OCST ha organizzato una conferenza aperta al pubblico per ricordare uno dei fatti storico-economici più importanti del Canton Ticino, ossia la storia della Monteforno.

Dopo aver visionato il documentario realizzato da Vasco Dones e Silvano Toppi, abbiamo potuto godere di importanti testimonianze di persone che hanno vissuto in prima persona quegli eventi, per esempio Nando Ceruso giunto in Ticino nel 1964 per lavorare alla Monteforno e attualmente vice-segretario cantonale dell'OCST, Romano Rossi, sindaco di Giornico per 36 anni, e non da ultimo, Carlo Franscini ex capo del personale della Monteforno.

Persone che sono state capaci di trasmetterci, anche attraverso interessanti aneddoti, la gioia, il rammarico e la rabbia per qualcosa che poteva essere salvato, ma che come ben sappiamo è caduto in disgrazia. Di seguito proviamo a farvi ripercorrere, con l’ausilio di immagini quei momenti così importanti per tutto il Cantone.

 

 

 1946-1950 Gli inizi

La nascita della Monteforno, nel 1946, coincise con lo sviluppo del Ticino industriale e con la prima sfida economica lanciata verso il Nord delle Alpi. L'avventura iniziò con l'intuizione imprenditoriale dell'avvocato Aldo Alliata e dell'ingegner Luigi Giussani che decisero di creare in Ticino una piccola acciaieria per coprire un vuoto nell'offerta di tondini per l'edilizia.

La decisione di insediarsi a Giornico fu semplice: era il primo terreno in Ticino messo a disposizione per la costruzione dell'azienda, inoltre disponeva già di un binario industriale e vi era la garanzia di fornitura elettrica a buon prezzo. Per trovarlo i fondatori viaggiarono dal Sud del Ticino cercando un posto dove costruire. Ricevettero rifiuti fino a Giornico, che garantì anche delle agevolazioni fiscali. Il nome Monteforno deriva semplicemente da un’illuminazione dell’Ingegner Alliata che voltando lo sguardo verso la montagna chiese il nome di essa, alla risposta «quello è il monte Forno» decise così il nome della fabbrica.

Le prime difficoltà per la piccola acciaieria iniziarono con la fornitura della materia prima, i rottami, ostacolata dal potente oligopolio costituito dalla Von Roll e dalla Von Moos. Dalla Svizzera infatti non si potevano acquistare rottami all'estero. Inizialmente si evitò l'ostacolo offrendo più denaro per l'acquisto. In seguito si optò per uno stratagemma: si costruì una fabbrica a Sesto Calende ove vi si producevano lingotti che venivano poi importati via lago in Ticino ed infine lavorati a Giornico. Questa nuova iniziativa permise di aggirare i blocchi commerciali e aveva le carte in regola per decollare.

 1950-1973 Lo sviluppo

Cosa contribuì allo sviluppo della Monteforno?

La gente era entusiasta dell'arrivo di quest'azienda che rappresentava una novità assoluta in Ticino, tanto che tutto il paese partecipò alla prima colata della fonderia.

Con l'isteria generata dalla guerra di Corea ci fu l'occasione di fare i primi investimenti, ma, ovviamente, non si può crescere senza uomini e la manodopera in Ticino scarseggiava. Infatti in quel periodo i disoccupati si contavano letteralmente sulle dita di due mani.

Il direttore del personale Carlo Franscini fu chiamato a reclutare operai in Italia ed iniziò dal Nord, a Bergamo e Brescia. Ma dopo gli anni Sessanta in quelle zone vi fu un boom economico e logicamente il lavoro non mancava più. Di conseguenza non vi era più la necessità di emigrare.

Si dovette cercare lavoratori da un'altra parte, iniziarono così i viaggi in Sardegna. Dopo il primo reclutamento a Tula, a 60 km da Sassari, si stabilì il quartier generale ad Oschiri. Ad uno di questi reclutamenti, nel 1964 si presentò anche Nando Ceruso.

Nei suoi momenti di maggiore espansione la Monteforno arrivò ad occupare fino a 1750 persone, di cui circa il 90 per cento proveniente dall'Italia.

 1968-1971 Le prime rivendicazioni salariali

Le condizioni di lavoro, trattandosi di un'acciaieria non erano delle più semplici. Ciònonostante la direzione applicò una politica abbastanza sociale nei primi vent'anni di esistenza. Nel 1968, periodo caldo un pò ovunque, iniziarono le prime manifestazioni dei lavoratori.

Nel 1971 venne eletta la prima Commissione di fabbrica e di conseguenza cominciarono le prime rivendicazioni. La principale riguardava il salario, che era il 30 per cento inferiore alle acciaierie del resto della Svizzera e per questo si richiese un notevole aumento della paga oraria. Durante la conferenza Nando Ceruso ha dichiarato: «diversamente da altre esperienze sindacali, nell'OCST noi membri di commissione eravamo liberi. Naldo Pedroni e Mons. Del-Pietro ci guidavano e ci sostenevano specialmente nei momenti duri. Venivamo anche istruiti sul diritto del lavoro e sulla dottrina sociale della Chiesa per affrontare le trattative. Tra noi lavoratori c’era grande solidarietà e fratellanza. Già all'inizio degli anni Settanta gli operai potevano contare sull'assicurazione malattia per perdita di guadagno».

 1977-1994 Il declino

Le cose cominciarono ad andare male quando si ebbe la sensazione di sentirsi all'apice dell'espansione. Nel 1973 si decise di costruire un'acciaieria negli Stati uniti nei dintorni di New York, la New Jersey Steel Corporation (NJSCO). L'intento dichiarato era quello di costruire un'acciaieria che sfruttasse il boom della costruzione di grattacieli. Purtroppo fin da subito questa filiale iniziò a risucchiare risorse dalla sede di Giornico senza produrre valore. Ceruso ricorda che l'ingegner Ferretti, dirigente dell'acciaieria statunitense, gli aveva confidato che venivano richiesti ogni mese alla Monteforno un milione e duecentomila franchi, che andavano persi senza venir impiegati nell'attività di produzione. La situazione divenne presto drammatica ed i problemi vennero a galla quando Mons. Del-Pietro ricevette nel 1977 la richiesta da parte dei gestori dell'albergo Monteforno che stava per acquistare, di anticipare una rata per coprire le spese di gestione del personale. Da quel momento iniziò una sfrenata ricerca di investitori per conservare la proprietà in Ticino. L'operazione fallì proprio con la morte di Monsignore e la conseguente interruzione delle trattativa. Da lì a poco l'azienda venne consegnata nelle mani della Von Roll che la gestì senza particolare interesse fino al 1994 diminuendo costantemente il personale, anno della chiusura definitiva della storica acciaieria ticinese.

Giorgio Donini