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Le votazioni del prossimo 19 maggio e i conti del 2018 sono stati i temi al centro dell’ultimo Comitato Direttivo Cantonale, che si è tenuto lo scorso 2 aprile.
Particolarmente apprezzata e chiara è stata la relazione del prof. Marco Bernasconi che ha spiegato la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS. 
«In Svizzera abbiamo tre tipi di società che sono tassate in modo privilegiato e godono di uno statuto speciale. Ci sono le società ausiliare – ha esordito – le quali non vengono tassate sull’utile in quanto comprano e vendono all’estero e pagano solo importi minimi d’imposte. In secondo luogo ci sono le società principali, che hanno in Svizzera i servizi generali, ma guadagnano all’estero e sono tassate in modo indecoroso, pur nel rispetto della legge. È il caso delle società legate alla moda». Infine, come precisa lo stesso professor Bernasconi, esistono anche altre società che guadagnano sui prestiti di miliardi e che sono tassate in modo speciale.
Lo stesso esperto tributario ha quindi rilevato che la Comunità internazionale (Ue e OCSE) ha voluto dire basta a questo sistema e ha imposto alla Svizzera di abbandonare la tassazione privilegiata. In sostanza ha messo alle stretto il nostro Paese minacciando di inserire la Svizzera nella black-list se non mette a posto le disparità fiscali. 
Detto ciò è necessario fare un inciso: si ricorderà che un paio di anni or sono la Riforma 3 delle imprese era stata bocciata al voto popolare e quindi il Consiglio federale è dovuto correre subito ai ripari elaborando un’alternativa. Appunto quella che siamo chiamati a votare il 19 maggio e che combina la questione fiscale appena esposta, con un finanziamento di 2 miliardi all’AVS. «Sul messaggio è stato trovato un accordo politico, malgrado la sua palese incostituzionalità. Infatti unire due ambiti distinti come quello sociale e quello fiscale, in questo modo, è incostituzionale. Ma è il Parlamento che ha l’ultima parola in questi casi e può decidere anche di non rispettare la Costituzione», ha aggiunto. 
Lo stesso Bernasconi ha anche precisato che la riforma nazionale potrebbe avere conseguenze importanti per la fiscalità cantonale. Infatti dei 300 milioni di franchi incassati dal Cantone, sottoforma di imposte dalle aziende, ben 90 arrivano da queste società e se dovesse passare la riforma, alcune di esse potrebbero decidere di andarsene. Occorre anche aggiungere che il Consiglio di Stato ha parallelamente proposto una riforma fiscale con la quale intende abbassare le aliquote per le aziende dal 9% al 6%: ciò significa una perdita di 70 milioni per l’erario. In totale potrebbero mancare 150 milioni di franchi per le casse cantonali. Denaro che non si sa in che modo potrà essere recuperato.
Detto ciò Bernasconi si è comunque detto favorevole alla revisione in quanto mette fine a una ingiusta disparità tributaria, anche se «credo che la situazione doveva essere risolta molto tempo fa e attraverso la diminuzione dell’imposta federale diretta. Invece, così facendo, la Confederazione – che chiede agli altri di farlo - non partecipa al sacrificio».
Da parte sua il segretario cantonale dell’OCST, Renato Ricciardi, ha ricordato la posizione della direttiva sull’altro tema in votazione: l’iniziativa popolare Giù le mani dalle Officine. «Negli scorsi mesi il Consiglio di Stato ha trovato un accordo con le FFS e la città di Bellinzona. Una soluzione che mantiene nella regione 200-220 posti di lavoro attraverso un passaggio dall’attuale sede a una nuova infrastruttura a Castione. Inoltre ci saranno delle riqualifiche professionali senza ricorrere a licenziamenti e con un’attenzione particolare allo sviluppo industriale di quella parte del Ticino. Credo sia importante sfruttare l’occasione per l’economia ticinese e soprattutto per la Riviera. Ecco perché l’OCST è pronto a sostenere il messaggio governativo e chiede di bocciare l’iniziativa». 
Alla fine il comitato direttivo del sindacato ha deciso, all’unanimità, di appoggiare la riforma fiscale federale e di rifiutare l’iniziativa cantonale sulle Officine (si veda box grigio a lato).
 
 
 
Presa di posizione OCST
 
Il Comitato direttivo dell’OCST ha preso posizione su due oggetti in votazione il prossimo 19 maggio. In particolare si è espresso sulla Legge federale concernente la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS e sull’iniziativa cantonale «Giù le mani dalle Officine».
Rispetto al tema federale, il Comitato direttivo dell’OCST si è espresso in modo favorevole, sebbene con qualche riserva. Il primo dubbio, di principio, risiede nell’aver affiancato due argomenti tanto diversi: questa scelta può condizionare la libertà di decisione, il rischio è che si sostenga uno dei due temi, pur di far passare l’altro. D’altra parte è diventato urgente intervenire sull’abolizione degli arbitrari privilegi fiscali previsti per le società a statuto speciale che operano prevalentemente a livello internazionale. Oltre ad essere una pratica discutibile, che favorisce le imprese che si trasferiscono nel nostro Paese con l’unico scopo di beneficiare di uno sconto fiscale, rischia di provocare l’iscrizione della Svizzera nelle liste nere dell’OCSE o dell’UE, determinando un danno all’economia elvetica. Resta tuttavia da vigilare su quanto verrà deciso a livello cantonale, per scongiurare il pericolo di una riduzione troppo marcata del gettito fiscale, a scapito dei servizi e dei sussidi alle persone e alle famiglie.
L’AVS poi ha bisogno urgente di essere finanziata ed è ritenendo questa una priorità che l’OCST aveva già sostenuto il progetto di riforma Previdenza vecchiaia 2020. Naturalmente questa misura non è sufficiente a risolvere il problema del finanziamento, dovuto al cambiamento della struttura demografica del Paese, ma contribuisce ad assicurare maggiori risorse al pilastro più importante, perché riguarda tutti, del nostro sistema previdenziale.
Il Comitato direttivo dell’OCST ha inoltre deciso di dare un’indicazione di voto contraria all’Iniziativa popolare «Giù le mani dalle Officine», preferendo appoggiare il progetto che prevede la costruzione a Castione di un impianto di avanguardia e di alta tecnologia che assicurerà oltre 200 posti di lavoro. L’OCST chiede al Consiglio di Stato di impegnarsi affinché sia garantita una corretta transizione degli attuali dipendenti e dei lavoratori interinali nel nuovo stabilimento, a beneficio dei lavoratori e per non disperdere il grande bagaglio di competenze cumulate in tanti anni di attività.