I sindacati OCST e Unia hanno deciso di lanciare il referendum contro la decisione del Gran Consiglio di modificare la legge sui negozi, che permetterà di avere maggiori libertà in termini di orari di apertura. Ora partirà la raccolta firme per portare il popolo alle urne: ne servono 7'000 entro il 23 dicembre 2022.

 

>>Firma la domanda di referendum!<<

 

NO ALLE MODIFICHE DELLA LEGGE SUGLI ORARI DI APERTURA DEI NEGOZI


NO perché il personale ha già subito pesanti peggioramenti

L’introduzione della nuova legge sugli orari di apertura dei negozi (LAN), risalente a due anni fa, ha già aggravato le condizioni lavorative del personale, consentendo aperture generalizzate per 3 domeniche e per tutti giorni festivi non parificati alla domenica, l’ampliamento degli orari di apertura serali fino alle 19:00 e le aperture 7 giorni su 7 dalle 6:00 alle 22:30 nelle zone turistiche, che rappresentano i tre quarti del Cantone. I lavoratori e le lavoratrici del commercio al dettaglio negli ultimi anni sono quindi già stati confrontati con un pesante deterioramento delle condizioni di lavoro: pressione, ritmi di lavoro insostenibili e bassi salari sono ormai la normalità nel settore.


NO perché il personale ha diritto a godere del giusto tempo di riposo e della protezione della propria vita privata e familiare

Le modifiche alla LAN votate dal Gran Consiglio prevedono: un aumento da 3 a 4 domeniche all’anno di apertura; l’apertura fino alle 19:00 nei giorni festivi e nelle domeniche che precedono il Natale; l’apertura 7 giorni su 7 dalle 6:00 alle 22:30 per i negozi fino a 400mq di superficie nelle zone turistiche, che rappresentano la quasi totalità del territorio cantonale. Queste aperture indiscriminate ab-bracciano il chiaro progetto politico di liberalizzazione selvaggia volta a smantellare i diritti e le tutele dei lavoratori. La domenica rappresenta l’unico giorno della settimana in cui i lavoratori e le lavoratrici del settore hanno la possibilità di dedicarsi alla famiglia e alla vita sociale. Gli ulteriori peggioramenti previsti sono un oltraggio nei confronti del personale di vendita, che già non ha la possibilità di godere pienamente del proprio tempo libero.

 

NO perché aggrava il frazionamento della giornata lavorativa e non crea posti di lavoro

L’esperienza data dall’introduzione della LAN ha chiaramente dimostrato come gli ampliamenti degli orari di apertura abbiano ulteriormente precarizzato e indebolito il personale di vendita. Contrariamente a quanto dichiarato dai promotori dell’iniziativa, nessun posto di lavoro è stato creato nel settore, ma al contempo sono aumentati i contratti a tempo parziale e quelli su chiamata senza ore garantite; di conseguenza è aumentato il frazionamento della giornata lavorativa che costringe i lavoratori a turni spezzati e consente ai datori di lavoro di non assumere nuovo personale. Con le modifiche di legge adottate queste dinamiche si aggraverebbero.

 

NO perché il piccolo commercio sarà divorato dai grandi gruppi

Il raddoppio dei limiti delle superfici di vendita autorizzate all’apertura generalizzata 7 giorni su 7 andrà a favorire la grande distribuzione e i grandi gruppi commerciali che spazzeranno via in piccoli commerci, che già oggi faticano a restare aperti e fronteggiare la concorrenza dei giganti. Il grande commercio, che già ha beneficiato enormemente della crisi Covid assicurandosi profitti miliardari, senza per altro ricompensare i lavoratori con dei giusti aumenti salariali, sarà l’unico vincitore di que-sta manovra che va scapito delle maestranze, dei piccoli commerci e dell’intera società.

 

NO perché attraverso la tattica del salame si plasma una società profonda-mente lacerata

La portata distruttiva del tessuto sociale ed economico delle liberalizzazioni degli orari dei commerci è una realtà già sperimentata in altri stati. In Svizzera, nel segno di una società dei consumi che lavora e produce 24 ore su 24 e che favorisce unicamente il grande capitale, si sta attuando la seconda fase di un progetto di liberalizzazione selvaggia realizzato attraverso la tattica del salame, che attacca i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e smantella le loro tutele un pezzo alla volta, cercando di non attirare l’attenzione. Ma non illudiamoci che questo progetto riguardi solo il commercio, perché in realtà è un piano molto più ampio che sta coinvolgendo e coinvolgerà tutti gli altri settori professionali.