Risoluzione contro la disdetta del CCL per il personale dell'associazione SCuDo Lugano

 

 

 

 

 

La contrattazione collettiva: un valore per tutta la comunità sociale. Anche nel settore dell’assistenza e della cura domiciliare

Il contratto collettivo di lavoro (CCL) è lo strumento più avanzato per garantire e rendere effettiva la partecipazione delle parti sociali ad una comunità lavorativa. È soltanto nel quadro della contrattazione collettiva che il personale partecipa pienamente alla definizione delle condizioni di lavoro e si assume una vera corresponsabilità.

Se manca questo coinvolgimento vi è semplicemente unilateralità nei rapporti tra datore di lavoro e dipendenti. Qualsiasi dichiarazione che affermi di coinvolgere i dipendenti in un rapporto diretto senza una relazione strutturata e continuata nel tempo con i lavoratori e con i loro rappresentanti è ingannevole e fondamentalmente falsa.

Il CCL è espressione evoluta di una democrazia nel campo economico e del lavoro ed è portatore di un valore di pace sociale, cioè di relazioni tra datori di lavoro e sindacati caratterizzati da un confronto corretto e una cooperazione vantaggiosa per tutti.

Un contratto di lavoro unico nel settore delle cure a domicilio

Il CCL dei servizi di assistenza e cura a domicilio di pubblica utilità è un patrimonio che non può essere disperso e abbandonato senza motivi giustificati. Esso risale agli anni in cui le cure domiciliari erano gestite dai consorzi comunali. Dopo l’entrata in vigore dell’attuale legge, nel 2000, le associazioni di diritto privato costituite dai comuni dei comprensori e dagli enti di appoggio hanno assunto la responsabilità dei sei servizi pubblici che operano e sono finanziati sulla base di un contratto di prestazione cantonale.

I tre sindacati attivi nel settore sociosanitario hanno negoziato e sottoscritto, prima due contratti collettivi di lavoro (uno per il Sopraceneri e uno per il Sottoceneri), poi, dal 2010, un unico contratto cantonale - il COSACD - uniformando le condizioni di lavoro di tutti i mille dipendenti dei Sacd. Il contratto ha definito un comune quadro normativo e contrattuale che facilita i rapporti con gli enti finanziatori (i Comuni e il Cantone) e rende evidentemente più forte e credibile la comunità dei servizi pubblici di cura domiciliare.

Caso SCuDo: una decisione che mette a rischio un’importante comunità contrattuale e la tutela del personale

Considerate le circostanze storiche di questo importante CCL, la decisione unilaterale del Comitato dell’Associazione luganese SCuDo di disdire per la fine dell'anno il contratto collettivo di lavoro appare ingiusta e inutilmente provocatoria.

Risulta essere un atto che genera incertezza e disorientamento nel personale, ma anche negli utenti, che - è persino inutile ricordarlo - sono i principali fruitori delle cure e degli interventi a domicilio.

Non bastano certo a rassicurare personale e sindacato gli inviti espressi dal Comitato di SCuDo in una recente comunicazione ai collaboratori. In gioco c’è molto di più dei contrasti personali o politici che apparentemente sembrano aver originato la decisione.

Come non osservare la contraddizione di chi, da un lato, lancia proclami in favore del personale di cura residente e dall’altro, decide di revocare lo strumento più importante di tutela dei lavoratori, che è il contratto collettivo di lavoro.

Conclusione: Appello alla responsabilità sociale dell’Associazione SCuDo di Lugano

Il sindacato OCST chiede perciò al Comitato dell’Associazione SCuDo di rivedere la decisione di disdire il COSACD. Questa decisione oltre a rinunciare a un dialogo sociale potenzialmente fecondo per tutta la comunità, insinua un pericoloso tarlo nella coesione tra tutti i Sacd pubblici e nega una solida tradizione di partenariato nel settore sociosanitario ticinese.

In tal senso, l’assemblea ha dato mandato al sindacato di chiedere un incontro con il Comitato di SCuDo.

Lugano, 5 febbraio 2014