Le autorità comunali di Chiasso hanno ancora recentemente salutato con interesse l’insediamento di società di servizi, venute a rimpolpare il tessuto economico della cittadina di confine. Benché riconoscano che le ricadute sull’occupazione locale siano almeno per ora irrisorie, poiché si tratta di ditte che si sono trasferite a Chiasso con il personale già alle loro dipendenze, ne evidenziano il rallegrante indotto fiscale come pure i riverberi favorevoli per gli esercenti e i commercianti locali.

Uno sguardo più attento e perspicace fornisce però un’immagine meno incoraggiante. Dietro questa facciata, si nascondono (ma non più di tanto) situazioni lavorative per nulla edificanti. Questi insediamenti, se non ricondotti nell’alveo delle retribuzioni usuali e di una più corretta considerazione degli interessi complessivi del territorio, tendono ad esercitare una ricaduta disgregante sul mercato del lavoro senza fornire un benefico apporto occupazionale.

 Il contratto normale di lavoro per gli operatori dei call centers ha subìto una modifica di particolare rilievo, pubblicata sul Foglio ufficiale n. 102 del 2011.

Dal primo gennaio infatti risulta applicabile a tutti i call centers. Anche i call centers «inhouse», che non vi erano finora assoggettati, dovranno rispettare le condizioni minime previste dal contratto normale.

Dal profilo retributivo, il contratto prevede, per operatori «outbound» e «inbound», un salario minimo di Fr. 16,95 durante il periodo di prova (3 mesi) e di Fr. 19,50 successivamente.

Nel caso di modalità retributiva oraria, al salario di base vanno aggiunte le indennità seguenti: 8,33 per cento per 4 settimane di vacanza, rispettivamente 10,64 per 5 settimane, e 3,6 per cento per 9 giorni festivi.