Abbonamento

Il Lavoro, periodico dell'OCST, da decenni è un punto di riferimento per le informazioni sui contratti, le nuove normative, la previdenza, il mondo del lavoro, la formazione.

Informazioni abbonamento "Il lavoro">>

Formulario abbonamento>>

Get it on Google Play

Get it on AppStore

 

2020

Il Lavoro n.1 del 6 febbraio 2020 Il Lavoro n.2 del 27 febbraio 2020
Il Lavoro n.3 del 12 marzo 2020 Il Lavoro n.4 del 28 maggio 2020
Il Lavoro n.5 del 18 giugno 2020 Il Lavoro n.6 del 9 luglio 2020

"È il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa, di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è. È il tempo di reimpostare la rotta della vita verso di Te, Signore, e verso gli altri". Lo ha detto papa Francesco il 27 marzo nel corso di una meditazione illuminante. Tra i tanti interventi di questi giorni è questo quello che dà una lettura più lucida di quello che sta accadendo e di quello che saremo chiamati ad affrontare nei prossimi mesi.

In questi giorni che ci portano alla Pasqua, quando siamo nella terza settimana dall’inizio di questa nostra quarantena ticinese, e nella seconda settimana di chiusura della maggior parte delle aziende e dei cantieri, ci sono giunti alcuni segnali di miglioramento della curva dei contagi che dicono che gli sforzi che stiamo compiendo per l’isolamento sociale sono stati utili, anzi necessari. È quello che ha sostenuto il nostro sindacato con forza nelle ultime settimane, battendosi sia per il sostegno a tutte le lavoratrici e i lavoratori senza eccezioni tramite il lavoro ridotto, sia per il blocco di tutte le attività non necessarie e per la protezione della salute di coloro che, e non finiremo mai di ringraziarli, sono chiamati a continuare la loro attività nonostante tutto.

Il Consiglio federale ieri ha annunciato l’estensione del lavoro ridotto per le lavoratrici e i lavoratori su chiamata, un ulteriore necessario passo, e emergono le prime indicazioni sulle conseguenze di questa pandemia. Quello che accadrà, è certamente una grave crisi economica e sociale e non può essere altrimenti: la nostra economia è globalizzata e quello che accade negli altri paesi non ci è indifferente: una grande parte delle lavoratrici e dei lavoratori e molte imprese a livello mondiale non potranno beneficiare degli aiuti previsti nel nostro paese e in molti paesi europei. Come usciremo dalla crisi?

È qui che riprendo le parole del Papa che ha indicato alcuni elementi imprescindibili: il primo è la solidarietà. “Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda”, ha detto. Una solidarietà che in queste settimane è emersa a tutti i livelli ed è stata anteposta all’economia. Il mettere al centro le persone e la loro salute ha reso il nostro Cantone campione di una corretta visione di questa crisi. I giovani che si sono attivati per aiutare gli anziani; l’importante impegno delle lavoratrici e i lavoratori della sanità e delle aziende farmaceutiche, ma anche della filiera alimentare, che stanno sacrificando molto più di quello che siamo chiamati a fare noi che possiamo usufruire del telelavoro; le testimonianze di sostegno anche concreto che giungono nei loro confronti, che, come ha ricordato il Papa, sono gli eroi ai quali fare riferimento; il sostegno economico esteso anche alle lavoratrici e ai lavoratori con statuto precario, dei quali una certa visione della gestione aziendale si era già dimenticata. Sono tutti segni di solidarietà.

Questo è il momento del nostro giudizio, ha richiamato il Pontefice, è il momento di ripensare alle priorità di ciascuno e della società nel suo complesso. È il momento di dare un valore diverso alle attività considerate a minor valore aggiunto, ma dimostratesi così importanti in questi momenti. È il momento, a livello economico, di pensare alla ricostruzione della catena del valore, a riportare alle nostre latitudini una parte di attività che sono state trasferite in altri luoghi del mondo. Queste scelte, fatte per pura convenienza economica, devono essere rivalutate e forse questa è una delle vie da intraprendere per ripartire.

Ora che sembra superato il picco dei contagi, non è certo giunto il tempo di abbassare la guardia e ci aspettano settimane di impegno perché la salute di chi lavora e di tutta la popolazione sia messa al primo posto e perché i posti di lavoro siano preservati. Impegno questo che siamo pronti ad assumerci senza esitare. Siamo al vostro fianco!

Alla vigilia della Pasqua, facciamo nostro l’auspicio di papa Francesco: “Invitiamo Gesù nelle barche delle nostre vite. Come i discepoli sperimenteremo che, con Lui a bordo, non si fa naufragio. Perché questa è la forza di Dio: volgere al bene tutto quello che ci capita, anche le cose brutte”. Vi auguriamo una serena Pasqua con i vostri familiari!

Renato Ricciardi, Segretario cantonale OCST

>>La meditazione di papa Francesco del 27 marzo