Salario minimo
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Ho cercato di trovare almeno un elemento che potesse essere positivo rispetto alle misure di risparmio proposte dal Governo e uno l’ho trovato: questi tagli hanno fatto incazzare tutta la popolazione.

I sindacati, le lavoratrici e i lavoratori, le datrici e i datori di lavoro, i fruitori dei servizi, i loro familiari, i loro amici. Parrebbe che si siano arrabbiati anche i partiti e i politici. Persino Morisoli si è dichiarato contrario al decreto che lui stesso ha scritto.
Questa arrabbiatura si è tradotta con la massiccia presenza alla manifestazione del 22 novembre. Erano presenti anche diverse direttrici e direttori, capi servizio e responsabili su più livelli che protestano poiché consapevoli che non saranno più in grado di garantire l’erogazione dei servizi di loro competenza.
Le misure proposte non hanno purtroppo alcuna visione. Si tratta di tagliuzzare qua e là, col rischio reale che nel 2024 il nostro Cantone non sarà più in grado di garantire i servizi necessari. Nel 2025 la situazione sarà ancora peggiore. E nei prossimi anni pagheremo con gli interessi i danni che i tagli causeranno.
Ad esempio, il settore del sostegno ai minorenni in difficoltà subirà degli ingenti tagli. Questo non farà altro che aumentare le liste di attesa per la presa a carico dei giovani bisognosi, aumenterà così il loro stato di disagio e si andrà a danneggiare queste persone nel corso di tutta la loro vita. Il risultato finale di tutto ciò saranno degli evidenti aumenti dei costi poiché la presa a carico di queste persone sarà più complessa e costosa sia finanziariamente che socialmente. 
Parlando poi dei tagli nel settore degli anziani: che questo avvenga a livello di assistenza domiciliare o in struttura, i risparmi provocheranno un aumento di problematiche legate all’abbandono, alla solitudine e alla perdita delle risorse residue di queste persone. Anche in questo caso, si andrà a generare una problematica sociale che si rivelerà essere drammatica e costosissima.
I tagli salariali e il peggioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti e delle dipendenti pubblici e dei settori sociosanitario e socioeducativo, provocheranno sconforto, perdita di fiducia e un aumento delle problematiche psicofisiche di cui la società ticinese dovrà farsi carico generando ancora una volta costi sociali gravi.
Sono solo alcuni esempi dell’enorme danno che questi tagli provocheranno. Alla faccia del non voler ipotecare il nostro futuro!
Ci viene chiesto di remare tutti nella stessa direzione per superare questa difficile situazione, ma poi, oltre a tagliare su stipendi e servizi, si minaccia di non riconoscere il carovita, si riduce l’accesso ai sussidi di cassa malati e, ciliegina sulla torta, si propongono degli sgravi fiscali per i grandi ricchi che risiedono nel nostro cantone. Sgravi che svuoteranno le casse pubbliche di decine di milioni di franchi.
Ecco che allora, molto serenamente e senza vergognarci, diciamo che non siamo d’accordo; che l’intero pacchetto di risparmi non ci va bene. Diciamo basta con questi tagli che colpiscono i nostri docenti, i nostri poliziotti, la nostra amministrazione, il nostro personale sociosanitario e socioeducativo. 
Vogliamo che la politica, il governo e soprattutto i nostri rappresentanti in parlamento si rimbocchino le maniche e si adoperino per trovare soluzioni che non mortifichino le lavoratrici, i lavoratori e le fasce più deboli della popolazione del nostro cantone. Vogliamo soluzioni che davvero ci uniscano nello sforzo comune che ci viene richiesto e che non ci danneggino nel prossimo futuro.
Se il nostro messaggio non dovesse passare, è giusto che chi di dovere sappia che non avremo altre possibilità se non quella di farci sentire con azioni di protesta che saranno capillari e serviranno a far capire che la pazienza è finita!

Xavier Daniel

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