Comunicato stampa

Sindacato OCST FrontalieriIl Tribunale Federale accoglie la tesi dell’OCST: salvi numerosi lavoratori frontalieri.


La recentissima sentenza del Tribunale Federale, II Corte di diritto sociale, sancisce un importante principio di diritto: la notificazione irregolare di un atto amministrativo all’estero non esplica i suoi effetti giuridici e non può cagionare alcun pregiudizio al suo destinatario.

Veniamo ai fatti.

Agli inizi del 2008, l’Ufficio dell’assicurazione malattia del Canton Ticino (UAM) accertava che più di 10'000 frontalieri italiani non avevano fatto uso della facoltà, loro concessa dall’Accordo del 21 settembre 1999 tra la Comunità europea e i suoi stati membri, da una parte, e la Confederazione svizzera dall’altra, sulla libera circolazione delle persone, di esercitare entro tre mesi dall’inizio del rapporto di lavoro il diritto di opzione in favore del Paese di residenza per la copertura delle cure medico-sanitarie ed essere quindi esentati dalla sottoscrizione di una polizza assicurativa in Svizzera.

Il tema era importante e riguardava tantissimi lavoratori, per questo l’UAM decideva, di concerto con l’Ufficio federale della sanità pubblica e l’Ufficio federale delle assicurazioni sociali, di permettere a questi lavoratori ritardatari di beneficiare di una procedura in sanatoria, assegnando un termine, scadente il 30 settembre 2008 per manifestare la propria volontà in merito al diritto di opzione.

Grazie soprattutto all’invio di comunicazioni personali, la maggior parte degli interessati esercitava il diritto, optando (scegliendo), com’era evidente, la copertura assicurativa della cura medica in Italia, peraltro gratuita.

Più di seicento lavoratori non sono stati purtroppo raggiunti da questa informazione.

Conseguentemente, non avendo esercitato il diritto d’opzione, sono stati assicurati obbligatoriamente presso una o l’altra Cassa Malati svizzera, per di più unitamente all’intera famiglia, nel caso in cui il coniuge non fosse obbligatoriamente assicurato nel proprio Paese, in quanto lavoratore o pensionato all’estero.

Sebbene siano previsti i sussidi per i meno abbienti, il costo che ne deriva è elevato, considerato anche che il premio viene fissato a livello nazionale.
Infine è esclusa per questa categoria di assicurati la possibilità di poter beneficiare di una franchigia volontaria.

Da qui l’iniziativa del servizio giuridico dell’OCST, che ha impugnato tempestivamente il provvedimento di affiliazione coattiva per alcune decine di suoi aderenti, sostenendo che la lettera di informazione avrebbe dovuto essere inviata ai singoli interessati con lettera raccomandata. Il Giudice di prima istanza ha respinto tutti i ricorsi. L’OCST, sicura della legittimità delle argomentazioni giuridiche invocate e decisa a difendere i propri associati fino in fondo, ha presentato tempestivo ricorso al Tribunale Federale, che con una recente sentenza ha riformato la decisione di primo grado, accogliendo integralmente le tesi OCST. Presumibilmente, si sono così salvati dall’affiliazione coattiva alla Cassa Malati Svizzera numerosi frontalieri, la maggior parte con situazioni

precarie, che resteranno quindi coperti per le spese mediche secondo le norme dello Stato italiano.
Recentemente sono stati resi noti i dati relativi a frontalieri che non hanno esercitato il diritto d’opzione, pur lavorando in Svizzera, dopo il mese di ottobre 2008: si tratta di ben 1'800 nuovi casi.

Il Gran Consiglio (http://www.ti.ch/CAN/SegGC/comunicazioni/GC/odg-mes/rapporti/word/6311r.doc) ha quindi adottato una risoluzione che prevede una nuova procedura in sanatoria in favore dei suddetti nuovi frontalieri e, soprattutto e finalmente, è stata introdotta una voce specifica per l’esercizio del diritto di opzione direttamente nel formulario per la richiesta del permesso di lavoro. In questo modo si elimina del tutto il rischio di affiliazioni coattive.

L’azione dell’assistenza giuridica OCST ha come scopo la tutela dei lavoratori, a fronte di situazioni di ingiustizia che comportino inaccettabili disparità sociali ed economiche, operando senza clamore, ma con efficacia e competenza anche in tutti quegli ambiti ove l’errata applicazione del diritto genera delle soluzioni perverse e socialmente inaccettabili. La citata sentenza del Tribunale Federale II Corte di diritto sociale ne costituisce un’importante dimostrazione e conferma.

Giuliano Butti
Coordinatore cantonale assistenza giuridica OCST