sindacato_ocst_commercio_e_venditaIn merito alle forzature padronali e politiche sul prolungamento degli orari di negozi nel periodo invernale, sollecitato dalla Federcommercio (che fa da scudo alla Disti) presentando 15'000 firme, raccolte con modalità e metodi quanto meno discutibili, l’OCST condivide la presa di posizione del Governo cantonale che rimanda al progetto di legge sugli orari dei negozi al vaglio del Parlamento.

L’OCST stigmatizza le dichiarazioni demagogiche e il catastrofiste addotte dai rappresentanti della grande distribuzione, manco se fossimo in tempi di nefasta depressione, per ottenere ulteriori dilatazioni degli orari di apertura dei negozi. Basti pensare agli utili presentati soprattutto dalle medie e grandi imprese della grande distribuzione!

È opinione dell’OCST che le regole sulle aperture dei negozi, così come quelle che concernono i diritti del personale di vendita, vanno affrontate tra le parti sociali in un apposito tavolo di trattative. Il settore del commercio e della vendita è sprovvisto di un contratto collettivo sottoscritto dalle parti, quindi è esposto ad una deregolamentazione selvaggia, caratterizzata da contratti precari, bassi salari e vuoto di contenuti sociali.

Va altresì precisato che le griglie orarie in vigore nel nostro cantone sono paragonabili a quelle in vigore nella vicina penisola, quanto a numero di ore di apertura dei negozi e dei centri commerciali.

Si tratta di vedere in quali forme di flessibilizzazione devono essere regolati gli orari di apertura dei negozi considerando gli interessi non solo delle medie e grandi imprese della distribuzione, ma altresì anche quelli del piccolo commercio, che rappresentano quasi settemila posti di lavoro, ed i diritti fondamentali che tutelino il tessuto lavorativo locale.

Da ciò, l’urgente necessità, quindi l’invito a Disti e Federcommercio, di sedersi ad un tavolo di trattative serie per trovare soluzioni concordate, senza forzature politiche che lasciano intravvedere strategie tese a favorire gli interessi ed i profitti delle grandi superfici di vendita a danno del tessuto lavorativo locale e del piccolo commercio.

L’OCST ritiene inoltre che i problemi del commercio non si risolvono con la dilatazione incontrollata degli orari dei negozi, tanto meno speculando sulle spalle del personale di vendita, bensì esercitando una riorganizzazione del commercio orientata alla qualità e alla competitività. In tale contesto vanno sviluppate politiche di riduzione dei prezzi, così come auspicato dalla Seco quando critica le grandi imprese della distribuzione per non aver trasferito a favore dei consumatori i benefici dell’apprezzamento del franco, in particolare sui prodotti che provengono dall’area europea.

L’OCST tiene infine a precisare che il settore del commercio e della vendita non genera nel nostro Cantone i riverberi economici ed occupazionali dovuti, proprio a seguito della mancanza di regole che tutelino il tessuto lavorativo ed economico locale ed il piccolo commercio.