Docenti

È imbarazzante esporre l’iter che anche quest’anno ci ha condotti ad un taglio sul salario in sede di Preventivo. Sull’obiettivo generale del pareggio di bilancio nessuno di noi nutre particolari riserve. Sconcerta e preoccupa tuttavia la persistente assenza di un’analisi fine dei costi sostenuti dall’Amministrazione (nonché degli sprechi) e di un ordine di priorità negli interventi di razionalizzazione e di contenimento delle spese da effettuare.

Negli scorsi mesi avevamo informato i lettori sulle iniziative parallele di un gruppo di docenti di scuola dell’infanzia dell’Istituto scolastico della Città di Lugano e di uno dell’Istituto scolastico di Bellinzona, che avevano inviato una lettera al direttore del Decs Manuele Bertoli per chiedere la parificazione salariale con i docenti di scuola elementare. La richiesta è motivata dal fatto che con la stessa formazione, giornate lavorative più lunghe, classi eterogenee e programmi sempre più ricchi, i docenti di scuola dell’infanzia ricevono ancora un salario inferiore.

Un gruppo di insegnanti di scuola dell’infanzia dell’Istituto scolastico di Bellinzona ha scritto, come peraltro fatto in precedenza da un gruppo di insegnanti della Città di Lugano («il Lavoro» n.10 del 25 giugno 2015), al direttore del DECS, Manuele Bertoli, per sottoporre un’istanza di riconoscimento della parificazione della classe salariale tra docenti di scuole dell’infanzia (SI) e docenti di scuola elementare (SE).

La scorsa settimana si è concluso l’anno scolastico. Per me, mamma alle prime armi, ma non troppo, ha significato la fine del primo biennio di elementari per il figlio maggiore e la fine della scuola dell’infanzia per il secondo.
La conclusione di un ciclo è tempo di bilanci. L’inizio della scuola elementare del maggiore è stato piuttosto burrascoso, segnato da qualche bambino le cui difficoltà di comportamento non era chiaro come affrontare.

Cara redazione de «il Lavoro»,
Il docente che ogni giorno s’impegna in cosucce come insegnare, ottenere rispetto dagli allievi, intrattenere rapporti franchi con i loro genitori, cercare di andar d’accordo con i colleghi, intrecciare salutari battibecchi con i superiori, raccoglie parecchie soddisfazioni.
È possibile? Certo, basta interpretare correttamente l’art. 46 della Legge della scuola - semplicemente straordinario - che sancisce la libertà d’insegnamento e l’autonomia didattica del docente.