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Le votazioni del prossimo 19 maggio e i conti del 2018 sono stati i temi al centro dell’ultimo Comitato Direttivo Cantonale, che si è tenuto lo scorso 2 aprile.
Particolarmente apprezzata e chiara è stata la relazione del prof. Marco Bernasconi che ha spiegato la riforma fiscale e il finanziamento dell’AVS. 
La lunga storia di questo «nuovo» contratto collettivo di lavoro (CCL) per il settore della vendita ha inizio il 23 marzo del 2015 quando il Gran Consiglio approvò l’emendamento proposto da Lorenzo Jelmini e Gianni Guidicelli nel quale si vincolava la nuova legge di apertura dei negozi (LAN) alla presenza di un CCL nel settore. A partire da quel giorno tante parole sono scorse, tra prese di posizione, critiche e lodi, il CCL ha percorso una strada lunga e tortuosa che ha portato però lo scorso martedì 19 marzo al «sì» della Seco. Ne parliamo con Paolo Locatelli, vice segretario cantonale e responsabile del settore della vendita, che sin dagli inizi ha difeso a spada tratta la negoziazione di un nuovo CCL.
Il 10 aprile del 2017 il Gran Consiglio ha votato la nuova Legge sugli appalti pubblici che al suo interno ha inserito alcune norme importanti allo scopo di fermare sul nascere quelle distorsioni che creano disagi ai lavoratori e generano una malsana concorrenza tra le aziende penalizzando quelle corrette.
I dipartimenti tecnici dell’Unione Europea hanno dato il loro consenso ufficiale ad una proposta in materia di disoccupazione elaborata dalla Conferenza europea dei sindacati (CES/ETUC, www.etuc.org).

Sono particolarmente lieto che il Consiglio di Stato, tramite il DSS, abbia presentato il Messaggio “per la creazione delle basi legali volte ad attuare la mozione Jelmini-Guidicelli chiedente che la sottoscrizione di contratti di prestazione sia subordinata al rispetto da parte degli enti beneficiari delle condizioni previste dai contratti collettivi di lavoro del settore”.